A Milano, la metà delle cause civili è costituita da decreti ingiuntivi. Il che è di certo una buona ragione per potenziare, proprio lì, quello strumento sconosciuto al grande pubblico ma ben noto agli addetti ai lavori che si chiama processo civile telematico, affettuosamente abbreviato in “pct”.

Che cosa sia un decreto ingiuntivo lo recitano i vari dizionari legali online: un provvedimento con il quale il giudice ordina a una persona, a un ente o a un’impresa di adempiere a un obbligo assunto, come pagare una fattura o consegnare un bene mobile. Ora, il primo passo del processo civile telematico,  inaugurato un decennio orsono e poi lasciato cadere come succede in Italia a molte delle cose utili, è stato il decreto ingiuntivo telematico.

In questo mondo legale virtuale, tutto si svolge lungo i canali del linguaggio binario (per fortuna tradotti in italiano per chi non distingue 0 da 1) e, come dice Enrico Consolandi, referente per l’informatica del tribunale di Milano, “tutto è loggato e registrato”. In breve, è incontrovertibile.

La via telematica all’ingiunzione offre molte e diverse opportunità. Sentiamo Consolandi, che qualcuno forse ricorda come uno dei tre giudici del processo Imi-Sir: “Nel processo cartaceo, nel 15% dei casi il tempo medio di un decreto ingiuntivo, dalla richiesta al deposito da parte del giudice, è di 5 settimane, nell’85% il tempo è di oltre 5 settimane. Questa percentuale si inverte nel telematico. In particolare, la durata media di un decreto telematico è di 12 giorni contro i 94  giorni di un decreto cartaceo”.

Ad accelerare il lavoro contribuiscono vari fattori: il tempo risparmiato nei diversi passaggi materiali dell’atto (l’attraversamento della pratica da piano a piano, la disponibilità del commesso, la registrazione, etc) ma anche l’efficienza nelle piccole informazioni (arrivano subito, per via telematica, i dati di cancelleria, tipo i codici fiscali dei ricorrenti). Ognuna di queste azioni è istantanea e registrata.

Non è finita. Facendo un paio di conti, i giudici milanesi hanno calcolato che, moltiplicando il tasso di interesse ordinario sulla differenza di 82 giorni tra un processo e l’altro, si può valutare in 25 milioni e 664 mila euro il denaro risparmiato grazie al decreto telematico nei tre anni che vanno dal 2008 al 2010: “In generale, possiamo dire che gli utenti che hanno ottenuto da noi un’ingiunzione hanno incassato, in totale, 5 miliardi e 700 milioni di euro”.

Alla faccia di chi strilla contro i magistrati e la loro inefficienza!

Ma come funziona il sistema e che cosa serve per renderlo operativo? Oltre alle macchine (i computer e i server), ci vogliono i fondi e la volontà di tutti i soggetti coinvolti. Il successo di Milano si spiega anche con un generale contesto storico-culturale che Consolandi riporta “alla città illuminista della rivoluzione industriale”, ma i fattori di questo successo si chiamano anche lungimiranza del presidente del tribunale, Livia Pomodoro, cooperazione attiva del presidente degli avvocati, Paolo Giuggioli, presenza di energie intellettuali e disponibilità dei dirigenti del palazzo di giustizia. Livia Pomodoro ha sponsorizzato il progetto e cercato i finanziamenti. Paolo Giuggioli ha investito nel programma, aprendo la strada perché molti avvocati rispondessero. Per utilizzare il sistema, infatti, sono indispensabili un software particolare ma anche una buona preparazione informatica. Molti professionisti si sono adeguati, altri no.

Tuttavia, su questo terreno gli avvocati dovranno confrontarsi con un interlocutore ben più pressante dei magistrati: le banche. E’ evidente che gli istituti di credito sono tra i maggiori “clienti” del decreto ingiuntivo. “Le banche qui hanno intuito la potenzialità del sistema e alcune, come Unicredit, hanno già cominciato a monitorare gli avvocati: quelli che usano il sistema telematico hanno più probabilità di ricevere un incarico di quelli che fanno resistenza”.

Quelli che rimangono aggrappati alla carta, saranno di fatto i difensori delle cause minori e dei clienti con minori strumenti di pressione. Il cittadino comune entra in uno studio legale senza grandi cognizioni sullo stato delle cose e, alla fine, gli viene somministrato il metodo ordinario. (Sarebbe buona regola, o voi che leggete, se d’ora in avanti vi informaste se l’avvocato che intendete incaricare utilizza o meno il processo civile telematico, nel caso il vostro tribunale di riferimento sia tra quelli attivi in questo campo).

Un ulteriore vantaggio è poi che il processo telematico mette a disposizione maggior trasparenza degli atti e della procedura. Non solo tutto è registrato e immodificabile (non sono pochi i fascicoli manomessi, nel civile, in certi distretti) ma tutto avviene in diretta.

Allora perché il decreto ingiuntivo telematico è attivo soltanto in 25 sedi, come ha dichiarato il ministro Alfano a fine febbraio davanti al Senato?