Manuela mi ha scritto che sta per costituire la sua società a Londra. Lì i costi sono un decimo di quelli italiani. E lei non vuole rinunciare al suo sogno. Finché ce l’ha.

Teresa mi ha detto che non vuole andar via, che sta appena ricominciando a sentire l’entusiasmo scorrerle nelle vene. Una sensazione che da troppo non avvertiva, in una Roma che ama senza limiti ma dove, pure, si sentiva smarrita.

Toti, dopo una settimana, odia e ama New York. E l’ama perché sente di nuovo forte l’odio e l’amore. E la speranza. E la fiducia di poter riuscire. Non ha ancora imparato l’inglese come vorrebbe ma sta gia imparando ad avere di nuovo fiducia in se stesso. Senza sentire le catene al cuore che Napoli, città imperdibile per sentirsi vivi, sa comunque crearti, invisibilmente, legandoti le caviglie.

Io combatto con lo zio Sam e con quel foglietto da compilare per chiedere un’estensione delle mie tasse (visto che tutto ciò che mi serve è ancora impacchettato negli scatoli del trasloco): un foglietto semplice semplice che mi spaventa per la sua semplicità. Zio Sam ti rende tutto semplice e questo è preoccupante per chi è abituato alle “scartoffie” italiane. E siccome qui con zio Sam non si scherza, ho paura di sbagliare. Per la semplicità. Semplice come quel rimborso che ti arriva entro due mesi con un ringraziamento dello Stato di New York e del governo federale. Due mesi se va per le lunghe. In Italia mi è arrivato un rimborso 2006 e non posso ancora incassarlo.

Barack Obama ha detto che sì ci saranno tagli ma che un bel po’ di soldi dovranno sborsarli i ricchi. Finanche nelle “ristrettezze” di un Congresso avvelenato dalle politiche ignobili dei Repubblicani che vogliono sistematicamente colpire i poveri, le donne e i bambini (togliendogli l’assistenza sanitaria), Obama riesce a dire quelle parole che ti fanno venir voglia di rimboccarti ancora le maniche per essere al suo fianco.

A Central Park stamattina c’era il sole. Abbandonato su una panchina, quasi in un angolo, some sospeso, un libro di poesie se ne stava silente. Un libro per me è un’attrazione fatale. L’ho preso e l’ho rigirato fra le mani guardandomi intorno per capire se qualcuno lo avesse dimenticato. Ho girato la copertina e ho visto un foglio attaccato che spiegava che quel libro era stato lasciato lì per il “Support Teen Literature Day”. In tutta la città, qualcuno lascerà un libro che qualcun altro troverà e custodirà. Il “mio” e’ di Pat Mora e si intitola “Dizzy in your eyes”. Una raccolta di poesie splendide. Camminando e leggendo ho attraversato il parco e respirato tutta l’aria che potevo e ho sorriso. E ho sentito mio un verso: “mi sentivo come se avessi ingoiato una fetta di sole”.