Saremo a Potenza perché non accettiamo il silenzio sulle cupole, chi sa deve parlare, anche la Chiesa e i suoi fedeli…“, così con la chiarezza e con la passione di sempre Don Luigi Ciotti, fondatore e anima del gruppo Abele, ha presentato la giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie che concluderà oggi a Potenza.

Il riferimento ai silenzi della Chiesa è relativo proprio al caso di Elisa Claps, ritrovata morta dentro una chiesa, un mistero ancora oggi circondato da ipocrisie, depistaggi, collusioni di ogni natura, volontà di oscurare tutto e tutti, come se Elisa e i suoi familiari fossero solo un brutto incubo da scacciare dai sogni di chi sa e ha deciso di tacere.

L’incontro di Potenza, come tutte le iniziative di Libera, è servito anche ad onorare la memoria di chi non c’è più, di chi è stato ammazzato per aver fatto solo il proprio dovere: magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti, amministratori e politici onesti, donne e uomini che avevano deciso di servire o di collaborare con lo stato e per questo sono stati eliminati, perché rappresentavano un ostacolo sulla strada di chi, per vivere e per guadagnare,  ha bisogno del buio, delle complicità, delle connivenze, della indifferenza collettiva.

A Potenza si ricorda, si coltiva la memoria, ma come ha detto Don Ciotti, si coltiva la memoria affinché sia lievito per il futuro, sia spinta alla azione e alla promozione di quei valori di legalità che hanno ispirato la nostra Costituzione.

Con loro ci sono anche i giornalisti di Libera Informazione, coordinati con intelligenza e straordinaria sensibilità umana e professionale da Roberto Morrione, che ha costruito un autentico presidio per chi cerca di indagare sulle mafie, per chi non vuole rassegnarsi all’omertà e all’omologazione.

A questo gruppo redazionale si debbono i preziosi dossier sulla ricostruzione all’Aquila, sulla espansione della mafia al Nord, sulle mille forme che hanno assunto la censura e le intimidazioni per ridurre al silenzio quello che resta della libera stampa.
Eppure le donne e gli uomini di Libera Informazione non si sono mai arresi, a loro e alla redazione del fatto che non ha mai rispettato la consegna del silenzio, vogliamo oggi dedicare una sentenza straordinaria davvero, emessa dal tribunale di Roma e che ha respinto la richiesta di oltre un milione di euro di risarcimento che Silvio Berlusconi aveva avanzato nei confronti del quotidiano l’Unità per alcuni articoli duramente critici nei suoi confronti.

Il tribunale di Roma non solo ha respinto la richiesta, ma lo ha fatto con motivazioni rigorose e documentate che sono un vero e proprio inno ai valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione.

Una sola curiosità, quasi una perfidia, il giudice che ha firmato la sentenza si chiama…Mangano, esattamente come lo stalliere mafioso che il signorotto di Arcore ospitò nella sua villa come giardiniere, per una volta “L’astuzia della storia” si è dimostrata spietatamente ironica.