In questi giorni si tiene un processo che nessun cittadino eticamente e costituzionalmente vivo può permettersi di non ascoltare e seguire. Mauro Rostagno è stato ucciso a 46 anni per mano di mafia. Seguo il processo cercando briciole in giro per la rete e studiando le poche carte che sono riuscito a recuperare. Mauro Rostagno è una noce di impegno e rifiuto del compromesso nella nebbia trapanese. Ogni volta che leggo le parole e i fatti sento il peso insopportabile e pluriomicida di un’antimafia che dimentica per comodo o sottovaluta il dovere di esercizio della memoria. Mauro Rostagno è una favola che addolcisce, e appena si comincerà seriamente a raccontarla avremo la colpa di essere in ritardo.

Le parole scritte su Facebook da Maddalena (sua figlia) sono il ritratto di un dolore che non si spegne sotto la brace. Mi sono commosso a leggerla. Sono le parole che sanguinano di una storia ancora viva, come un’aragosta. Con un lamento quasi impercettibile. Seguiamo il processo Rostagno: cerchiamolo nei blog, parliamone al bar, agli amici, chiediamoci tutte le mattine come andrà a finire. Teniamo acceso questo fuoco.

Nei giorni della camera ardente io stavo fuori dalla porta, senza entrare, a guardare i volti delle persone che entravano a salutarti. Ti ho salutato per ultima, all’ultimo, da sola. Al funerale non sono venuta. Ti ho salutato da sola, al cimitero, scavalcando il muretto. I nostri saluti sono una cosa nostra, intima, privata. Se ogni tanto diventano cosa pubblica è solo per avere lo spazio per farti ricordare.

Il tuo funerale. Due giorni fa ero in aula di tribunale mentre interveniva il generale Nazareno Montanti, capo del reparto operativo dei carabinieri che si occupò delle indagini, fin da subito. Ha detto che lui non guardava la televisione, che sapeva dai suoi sottoposti che avevi uno spazio a Rtc, che forse ti occupavi di temi sociali e non di denuncia. E che comunque non eri molto seguito. Ringrazio Enza Rando, legale di Libera, costituitasi parte civile nel processo, per il suo intervento. Per aver dato voce al mio dolore e soprattutto al falso storico. Il tuo funerale l’ho visto pochi giorni dopo, da sola, lo custodisco e mi è capitato in questi quasi 23 anni di riguardarlo. Al tuo funerale non c’erano solo i tuoi familiari, in prima fila vicino a Chicca, un’anziana signora che avrebbe potuto essere tua mamma. Non c’erano solo i numerosi tuoi amici arrivati dal Nord. Al tuo funerale c’era la città di Trapani, o almeno una consistente parte di essa. La chiesa era stracolma durante la bellissima omelia di monsignor Adragna. Quando hanno preso la tua bara e sei uscito dalla chiesa c’erano tantissime persone, le strade piene, a darti un’ultima carezza. Arrivati in piazza, stracolma di gente, loro, le persone hanno fischiato e/o applaudito gli interventi. E dopo sono stati intervistati tanti giovani, che avevano la mia età, che ti ascoltavano. Che ti avevano scelto come punto di riferimento.

Se è stato concesso al Generale di dire questo nell’aula, senza che l’avvocato della comunità Saman, anch’essa costituitasi parte civile nel processo, abbia sentito il dovere e il bisogno di controbattere, spero venga accolta la mia preghiera, nella prossima udienza, di acquisire agli atti il girato del tuo funerale. Ma questo è molto sentimento.

Mi chiedo dove siano i tanti giornalisti che si definiscono tali e d’inchiesta. In molti ti ignorano, altri – pochi -scrivono di te senza essere mai andati al tribunale, a leggere i 35 faldoni e più delle carte che ti riguardano. Certo, ci vuole tempo e passione. E’ più facile fare copia e incolla da articoli di colleghi, rischiando di riportare, ancora e ancora, come vere falsità. Un piccolo esempio la frase di Renato Curcio e di un colloquio con Mariano Agate avvenuto nel carcere di Favignana. Dove a domanda di Renato gli viene risposto che è cosa vostra, Cosa nostra non c’entra. Falso. io ho letto il verbale, ma forse sono l’unica ad averlo fatto. Curcio smentisce tale circostanza davanti al pm. Ma siccome qualcuno lo ha scritto una volta, altri copia e incolla continuano a riportarlo come fatto vero, effettivo, accaduto. E così si continua a mascariare il contesto, a gettare fango e rendere sempre più lontana e impossibile la verità

Io non sono una giornalista. Ma le fonti, le fonti primarie?

Perché nessuno di loro si è mai posto alcune domande. Perchè la necessità di denigrare ed escludere la pista mafiosa sin dal “rapporto preliminare”? Per quale ragione “alcuni” non diedero mai impulso al compimento di atti di indagine finalizzati ad appurare la veridicità delle circostanze poste a fondamento delle valutazioni contenute nel rapporto preliminare, specie di quelle a fondamento dell’esclusione della pista mafiosa? E’ ammissibile che ciò sia avvenuto in assoluta autonomia? E perché nessuno è interessato a un esposto che è stato fatto contro Montanti & Co?

Più facile scrivere della teoria del “pompino divino”. Pensa Mauro, c’hai avuto la sfortuna di infrattarti con una moglie di un generale in un campo e guarda caso di vedere un aereo atterrare e il verificarsi di strani scambi. E casualità, tornandoci un’altra volta, questa seconda fornito di telecamera, hai avuto la stessa sfacciata fortuna – o sfortuna – di riassistere allo stesso episodio. Il “pompino divino” e non, mi pare più verosimile, una soffiata o una collaborazione e indagine con terzi. Ma si sa, certe cose tirano di più.

Radio Radicale sul sito propone l’audio integrale di tutte le udienze. Noi familiari, credo tutti, siamo disponibili ad aiutare eventuali giornalisti pronti e volenterosi, necessariamente forniti di un po’ di tempo e umiltà per leggersi alcune cosuzze, prima di scrivere, e contribuire al mascariamento.

Maddalena Rostagno