Ventidue anni, un delitto e nessun colpevole. Oggi per Trapani è stata una giornata speciale. La città infatti registra il primo passo verso la ricostruzione della verità sull’omicidio di Mauro Rostagno, ucciso a Valderice, in provincia di Trapani, il 26 settembre del 1988. Al Palazzo di giustizia si è aperto il processo che vede imputati il boss Vito Mazzarra, mandante dell’assassinio e Vincenzo Virga, esecutore materiale del delitto e killer al soldo della mafia. Entrambi all’ergastolo per altri delitti, sono riconosciuti dall’inchiesta condotta dai Pm Gaetano Paci e Antonio Ingroia i responsabili dell’efferato delitto: Mauro Rostagno dava fastidio alle attività illecite delle cosche e  ai legami oscuri tra Cosa Nostra, politica e massoneria. Andava quindi eliminato.

Dopo varie inchieste che escludevano la matrice mafiosa del delitto ma puntavano su filoni interni alla Comunità Saman, e all’omicidio tra compagni, la mano di Cosa Nostra viene scoperta sul fucile utilizzato per eliminare Rostagno, arma a disposizione dei killer utilizzata in altri delitti. La firma della mafia è impressa proprio nel piombo: quello utilizzato per eliminare un giornalista scomodo.

Trapani è il posto in cui Mauro aveva deciso di vivere e che amava. La città ha saputo i dare un segnale deciso contro la mafia, tenendo alta l’attenzione sull’omicidio e dimostrando, ancora una volta, il solco lasciato in Sicilia dal giramondo torinese. Un corteo silenzioso ha sfilato per le vie della città – dalla Prefettura al palazzo di Giustizia – dando vita al ricordo per arrivare alla celebrazione di un processo atteso da anni. Giovani delle scuole, associazioni, rappresentanti delle istituzioni hanno accompagnato simbolicamente i parenti di Mauro.

Alla testa del corteo uno striscione con la scritta “Ciao Mauro” accompagnata da una frase celebre del giornalista, fine intellettuale, rivoluzionario: “Io sono più trapanese di voi perché ho scelto di esserlo“.

Una scelta di civiltà Il processo aperto oggi a Trapani racconta di un importante apporto della società civile. Accanto ai parenti delle vittime, hanno deciso di costituirsi parte civile 22 tra enti ed associazioni. Da Libera, l’associazione antimafia ad “Un’altra storia” di Rita Borsellino ed enti come il comune e la provincia di Trapani e la Regione Sicilia. Realtà che, a vario titolo, si sentono lese dall’omicidio di Rostagno.

In un’aula affollatissima, la società civile ha accompagnato il primo passo della giustizia italiana per dare un nome e un volto agli assassini di Mauro Rostagno.

di Davide Pecorelli