Se  qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla necessità di una grande manifestazione per la Costituzione, vorremmo suggerirgli di dare  una occhiata ai Tg, in particolare al Tg1 e al Tg5, di queste ore. Da ieri è in corso una vera e propria operazione di bombardamento mediatico coordinato e programmato con l’obiettivo di spiegare agli italiani che la riforma della giustizia è stata pensata per loro e che non vi è rapporto alcuno tra questa scelta epocale e i guai del capo supremo e dei suoi fedelissimi.

Il cartello mostrato da Berlusconi sulla bilancia  della giustizia e sui pesi squilibrati fa parte di questa messa in scena che ha bisogno di spot, di frasi brevi e ripetute, della reiterazione del falso sino a quando non riuscirà a diventare una mezza verità. Evidentemente, persino loro, sanno che si tratta di balle così colossali da richiedere uno sforzo propagandistico senza precedenti. Per raggiungere questo obiettivo è necessario far tacere gli avversari, rendere incomprensibili le loro argomentazioni, non dare la parola ai giudici più esposti nella lotta contro le mafie e la criminalità.

Vi propongo un Tg tipo, quello trasmesso da Canale 5 questa mattina alle 8. Nel corso di un lunghissimo servizio si sono ascoltate le voci di un Berlusconi incerottato con il cartello in mano, di Alfano che continua a ripetere che non ci sono norme ad personam, di Schifani che auspica anche altre  riforme, di Cicchitto che tuona contro i conservatori ed è finalmente contento di vedere realizzato il vecchio progetto del maestro Gelli, del leghista Cota che si inginocchia di fronte agli ordini di quella che un tempo era per loro Roma ladrona, degli avvocati delle camere penali che plaudono alla controriforma; stavamo dimenticato l’onorevole Bernini, aggiunta in coda per dare un tocco di femminilità al tutto. E le opposizioni? Si è visto Franceschini per qualche secondo, abbiamo appreso che l’Italia dei Valori è duramente contro, e poi ci sarebbe l’associazione dei magistrati che avrebbe protestato, ma alla quale non viene neppure data voce, per non turbare l’idilliaco quadretto.

Questo è solo l’inizio di quel che accadrà. Per questo sarà necessario non stancarsi di denunciare ogni falsificazione e ogni pestaggio mediatico alle autorità di garanzia e di controllo, in sede nazionale ed europea, e se gli arbitri non se la sentiranno di esercitare il loro ruolo abbiano il coraggio di dirlo e di recarsi al Quirinale per presentare le dimissioni e per segnalare che in Italia c’è davvero un’emergenza democratica, caratterizzata proprio dall’occupazione militare dei principali Tg e di quasi tutte le reti nazionali.

Di questo, anche di questo, si parlerà domani pomeriggio a Roma in piazza del popolo e in molte altre piazze italiane e del mondo, e ci fa particolarmente piacere che molti autorevoli rappresentanti delle associazioni dei giornalisti abbiano deciso di aderire e di portare la loro testimonianza contro ogni bavaglio e soprattutto contro l’oscuramento della pubblica opinione, premessa indispensabile per poter realizzare una repubblica presidenziale autoritaria e populista fondata sul telecomando unificato.

La democrazia è come l’aria, scrive Zagrebelsky parafrasando Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione: ti accorgi della sua importanza, quando non c’è più. Ecco, tutte quelle e tutti quelli che cominciano a respirare male sono pregati di non mancare domani, anche domani.