Chi pochi mesi fa ha scelto di venire a studiare a Londra, magari sperando di scampare alla disoccupazione post-lauream in Italia, si è invece improvvisamente trovato a fare i conti con l’università pubblica più costosa d’Europa. Non che prima fosse propriamente economica, ma oggi la quota annuale da versare si aggira intorno alle 3200 sterline (equivalenti a 3800 euro) e, se ci aggiungiamo gli alti costi degli affitti, che arrivano anche a più di mille sterline al mese in centro per una singola, e dei trasporti pubblici, risulta praticamente impossibile pensarsi solo come studente in questa città. Così, come accade spesso anche in Italia, i ragazzi sono costretti a pagarsi gli studi con i lavori più disparati.

Se poi si ha già una laurea triennale conseguita in Italia, si parte svantaggiati poiché considerati come Elq (Equal Level of Qualification). Cioè, sostanzialmente, le università ti percepiscono come un peso, dato che tu al momento dell’iscrizione possiedi una qualifica del medesimo livello e vieni tassato il doppio di uno studente normale, arrivando così a circa 6400 sterline annue.

E qui viene il bello: i recenti tagli fatti dal governo Cameron – oltre il 70% dei fondi per l’insegnamento e circa il 25% di quelli per la ricerca – metteranno le università in ginocchio (specialmente, sorpresa sorpresa, quelle umanistiche) le quali, secondo le prime stime, dovranno innalzare le tuition fees (questo il nome delle tasse universitarie) almeno fino a 9000 sterline annue solo per riuscire ad arrivare al pari con i costi di professori, personale amministrativo, manutenzione ecc. E lo studente Italiano già bollato come Elq? Questo aspetto non è ancora chiaro, ma se la teoria del “chi ha una laurea triennale paga il doppio delle tasse” dovesse essere applicata si arriverebbe all’astronomica cifra di 18 mila sterline annue per studiare in un’università pubblica. Tutto questo ovviamente nel peggiore dei casi, cioè quello in cui, dopo una triennale in Italia, non si voglia continuare con una laurea magistrale, ma cominciare un percorso di studi in terra inglese.

Dopotutto arrivare a pensare “forse era meglio rimanere a studiare in Italia non è sicuramente un’eresia, ma un legittimo dubbio che insorge in ogni studente italiano trapiantato nella città che non dorme mai.

di Francesco Mandolini, studente della London School of Journalism
Francescoealbione.blogspot.com