Febbraio di rinascita. Primavera femminile. Quindi sana e vitale. Le prossime settimane vedranno una serie di appuntamenti di protesta organizzati in tutta Italia dalla società civile delle donne, dalle loro associazioni e dai loro movimenti. Madri e figlie, artiste e intellettuali, cittadine comuni e militanti. Comunque donne.

Manifestazioni critiche, sostenute da appelli e petizioni, contro il sultanato pornografico del presidente del Consiglio, affiorato alla cronaca nei suoi aspetti più squallidi e probabilmente penalmente rilevanti. Il presidente del Consiglio a cui spetta il disonore di aver imposto al nostro Paese quella subcultura che vuole la donna ridotta a cosa fra le cose, solo corpo e solo avvenenza fisica. Modello avanzato per mezzo di un bombardamento mediatico che ha visto protagonisti la tv commerciale e i giornali scandalistici di proprietà del premier, i quali hanno saputo imprimere alla società italiana una rivoluzione (involuzione) antropologica come nelle peggiori dittature.

Le donne di questa antropologia berlusconiana, che da anni sta conquistando pezzo dopo pezzo l’intera società, sono merce che può essere comprata, che fanno di se stesse (e dei propri corpi) l’oggetto dello scambio col potere: si offrono a fronte del successo e della carriera, in parlamento e in consiglio regionale, in azienda come al ministero. Non c’è merito, non c’è gavetta, non c’è formazione, non c’è studio. Un cursus (dis)honorum che si svolge tra il letto d’Arcore e il divano di Palazzo Grazioli; composto da una variegata umanità femminile – spesso anche minorenne, spesso anche prostituta – che accede alle residenze del presidente del Consiglio senza controllo, mettendo a rischio la sicurezza nazionale, e che ha l’arroganza tipica di chi viene protetto dal potere, fino al punto di chiamare prefetti e autorità istituzionali per risolvere le proprie incombenze personali, scavalcando le leggi come fa il grande capo, sostituendo il rispetto del pubblico con la tirannide del privato vantaggio.

In fondo per lui, come per le sue ragazze, dovrebbe valere il principio del legibus solutus. Il quadro umano e morale che viene a galla dalle intercettazioni alla base dell’indagine della Procura di Milano, per cui Berlusconi è indagato per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, è devastante e allarmante. Ci ricorda, infatti, che rischiamo di diventare una patria orfana di speranza e futuro. Le donne lo hanno compreso bene, per altro non da oggi, ben riconoscendo nelle battute sessiste, pronunciate in passato anche nei contesti internazionali, il segno di una deriva morale che non può che essere politica, cioè riguardare tutti. Una deriva fondata sull’idea consumistica della società e della vita, che arriva al punto di includere anche i corpi, femminili in particolare. Una deriva dell’affarismo privato e dell’interesse singolo, per cui si scavalcano i bisogni comuni e si usano le istituzioni collettive a fine personale (dal parlamento alle autorità di garanzia), infrangendo le leggi e mettendo a repentaglio la stessa convivenza civile che su queste si basa.

Il 5 e il 13 febbraio le donne scenderanno in piazza in tutta Italia, per difendere la loro dignità e, quindi, quella dell’intero paese. Un bel segnale che ci regala la fiducia per cui non tutto è perduto e molto ancora resta da difendere, da chi sente vacillare il proprio personale potere e pertanto mostra il suo volto più feroce e pericoloso.

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