Non so voi, ma io mi sono commosso, quando all’improvviso, mentre stava andando in onda sul Tg 1 delle 20 il terzo videomessaggio di Berlusconi, le trasmissioni sono state interrotte e si è sentita, chiara e forte, la voce di Mauro Masi, direttore generale della Rai, che con fare concitato intimava : “Fermate questo sconcio, un imputato non può processare i suoi giudici, e poi basta con queste videocassette e con le sue telefonate, bisogna rispettare la regola del contraddittorio, non si possono accettare simili aggressioni contro gli altri corpi dello stato, giornalisti della Rai fate il vostro mestiere o sarò costretto a prendere i dovuti provvedimenti…

Comprenderete la mia emozione e commozione, ma purtroppo mi ero solo addormentato e stavo sognando un mondo che non c’è, e un Masi che non è mai esistito in questa versione legalitaria e libertaria.

Dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola che hanno preparato: le urla di Berlusconi contro l’Autorità di garanzia fanno parte di un piano premeditato di aggressione preventiva per costringere le già timidissime autorità a stare ferme a non interrompere la clamorosa serie di violazioni già in atto, a cominciare dal Tg1 diventato ormai il vero braccio armato del regime politico e mediatico; Minzolini ha ormai preso il posto di Emilio Fede, giornalisticamente parlando ovviamente.

Masi che interrompe Santoro e il ministro Romani che chiede provvedimenti contro Annozero sono altrettanti pezzi di un piano che tende non solo a intimidire i giornalisti (anche se con Santoro, Travaglio e gli altri della compagnia funziona davvero poco), ma soprattutto a spostare il tiro, a buttare la palla in tribuna, a distrarre l’attenzione dalle violazioni e dalle violenze in atto nel sistema mediatico.

Le autorità di garanzia e la commissione di vigilanza dovrebbero occuparsi dei molestatori che interrompono le trasmissioni. Perché ad alcuni è consentita questa intrusione e ad altri no?

Perché si finge di non sapere che i dati pubblicati persino dalle autorità preposte ci consegnano una sostanziale distruzione del principio delle pari opportunità nell’accesso alle reti nazionali del polo Raiset, salvo le sempre più ridotte eccezioni? Perché si finge di non vedere? Perché non sono ancora state aperte le istruttorie?

Altro che le finte proteste di Berlusconi e Romani, forse spetta a noi piantare dei presidi permanenti davanti alla sede dell’Autorità e a viale Mazzini, liberandoci da moderatismi e subalternità impotenti e pericolose.

Il patetico Masi ha accusato Santoro di violare le regole del processo in tv, ma quelle regole sono state violate dal presidente del Consiglio che, per tre volte, ha già occupato il video con registrazioni preconfezionate, senza possibilità di contraddittorio e nelle quali condanna i suoi giudici. Non si tratta di una clamorosa violazione delle regole? Perché non è intervenuta l’Autorità, la vigilanza, il presidente di garanzia della Rai?

Come se non bastasse l’eversore che telefona in diretta e spedisce le videocassette è anche il controllore di quasi tutte le reti pubbliche e private. E non si tratta di un palese “sostegno continuato e privilegiato” condannato anche dalla risibile legge Frattini sul conflitto di interessi? E che fine ha fatto l’Autorità anti trust presieduta dal professor Catricalà?

Alto che subire i loro attacchi, bisogna reagire ed essere noi a reclamare, in ogni sede, l’applicazione delle norme e il rispetto della Costituzione. Guai a cadere nella trappola del lupo che si traveste da agnello, bisogna essere capaci di rispondere colpo su colpo a quello che sempre più si configura come un esplicito disegno eversivo.

Per queste ragioni e per evitare confusioni e sovrapposizioni, come associazione articolo 21, abbiamo deciso di spostare la data della grande giornata per l’orgoglio costituzionale al prossimo 13 febbraio.

In quella giornata ci saranno anche la grande manifestazione delle donne a Roma che sarà dedicata proprio al tema della dignità delle persone e della costituzione, e l’iniziativa convocata a Milano da Michele Santoro, da Marco Travaglio, da Barbara Spinelli davanti al palazzo di giustizia, quasi a realizzare una muraglia di solidarietà contro chi, guidati dal piccolo Cesare, sfilerà invece per regolare i conti contro i giudici e la giustizia.

Nessuno può assistere inerte al tentativo di liquidare la Costituzione, per questo Articolo21 ci sarà, e insieme a tante altre e a tanti altri, continuerà a lavorare per una grande giornata dell’orgoglio costituzionale capace di mettere insieme, per la prima volta in Italia, quanti pur essendo distinti e distanti tra loro non hanno intenzione alcuna di arrendersi di fronte alle prepotenze e alle violenze di un vecchio satrapo e dei suoi seguaci.