Un politico viene condannato per associazione mafiosa. Un consiglio comunale viene sciolto per infiltrazione o condizionamento mafioso. Succede tante volte, in Italia. Il condizionamento potrebbe esserci anche dopo, ma più spesso avviene prima: la mafia appoggia un suo candidato alle elezioni e si assicura una presenza nelle istituzioni, dove si fanno le leggi e dove si amministra.

Dalle prossime competizioni elettorali politiche e amministrative, tuttavia, una nuova legge contrasterà la propaganda politica da parte dei mafiosi. Essa è entrata in vigore alla fine dello scorso anno e prevede il “divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione”, con la pena del carcere sia per i sorvegliati speciali che facciano propaganda elettorale, sia per i candidati che se ne avvalgano consapevolmente. Ma c’è di più: i candidati riconosciuti con sentenza definitiva colpevoli di aver accettato la propaganda della criminalità organizzata vengono condannati all’interdizione dai pubblici uffici e quindi alla ineleggibilità del condannato per la stessa durata della pena detentiva. E tutto questo può certo spingere qualcuno a cercare di rimandare le elezioni politiche.

In realtà il progetto di legge è stato presentato e approvato con il sostegno dei parlamentari di diversi partiti,da Sabina Rossa (PD) e Angela Napoli (oggi FLI) –  prime presentatrici di due pdl analoghi, di cui Napoli è stata anche relatrice in Commissione Giustizia della Camera –  ai deputati Misiti (IdV), Oliverio (PD), Occhiuto (UdC) e Tassone (UdC), firmatari di altrettanti disegni di legge simili, al Sen. Carlo Vizzini (PdL) che ne è stato relatore a Palazzo Madama. Approvato alla Camera e al Senato a larga maggioranza dei presenti, è divenuto legge dello Stato il 13 ottobre 2010.

Tuttavia nel corso dell’approvazione mancavano, non sempre per ragioni ufficiali, a Montecitorio 234 deputati e a Palazzo Madama 69 senatori. Inoltre alla Camera il testo è stato approvato solo a maggioranza – seppure larga – dei presenti. Certo alcuni parlamentari non avranno gradito la proposta di legge per posizioni eccessivamente garantiste, ma – visti i precedenti di condanne illustri per relazioni con la mafia – può darsi che  alcuni politici abbiano il dubbio di non essere rieletti andando a nuove elezioni con questa normativa. Ma anche negli enti locali ci saranno molti politici timorosi di andare a nuove elezioni: sono oltre 200 i consigli comunali sciolti per inquinamento mafioso in Italia negli anni scorsi. Guida la classifica la Campania, seguono Calabria, Sicilia e Puglia. Ma non sono esenti da questo fenomeno altri comuni, del Lazio (Ardea, Nettuno) o di altre regioni.

Peraltro mentre il Decreto Legislativo che dispone lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, commissariando l’ente locale, colpisce solo gli Enti locali in cui la situazione è gravemente compromessa, e non i sigoli politici collusi con la mafia, la normativa sul voto di scambio è poco efficace a causa della difficoltà di provare il reato. Questo significa che nelle istituzioni vi sono politici collusi con la mafia che restano al loro posto e spiega l’utilità della nuova legge, senza contare che essa agisce in modo preventivo, e non fa di tutte le erbe un fascio, come avviene sciogliendo i Consigli degli Enti locali, i cui amministratori onesti perdono il seggio come quelli collusi.

Ma il grande pubblico e anche molti addetti ai lavori non conoscono questa legge. Per presentarla, l’Osservatorio sulla legalità e sui diritti Onlus, ha organizzato il convegno dal titolo “Difendere le Istituzioni dalle infiltrazioni mafiose”, che si terrà venerdì 28 gennaio 2011 dalle 17 alle 19.30 presso la sala Gam, in via Galileo Ferraris 30 a Torino. L’evento, che ha il patrocinio della Città di Torino e quello dell’Unione Camere Esperti Europei, vede relatori il Presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione Romano De Grazia, ideatore del provvedimento legislativo, i magistrati della Procura della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello e Andrea Padalino, e il giornalista Beppe Gandolfo, inviato del TG5 in Piemonte e Valle d’Aosta.

L’incontro – aperto a tutti – prevede ampio spazio per gli interventi del pubblico, che si annuncia costituito non solo da giuristi, politici e amministratori locali, ma dalla società civile impegnata contro la mafia. Fra i più convinti dell’utilità del convegno, il presidente dell’Unione Camere Esperti Europei, Paolo Saba, che da Bruxelles così spiega il supporto all’inziativa del 28 gennaio: “Questa legge e le sue conseguenze positive ci rivalutano agli occhi dell’Europa e del mondo, che spesso hanno un’immagine dell’Italia molto legata alla diffusione del crimine organizzato, quindi è importante che la conoscenza di questa norma non sia ristretta solo agli addetti ai lavori, ma sia diffusa quanto più è possibile”.