Giustizia è fatta, l’onore è salvo e la verità ha trionfato. Ieri sera il ministro dell’Interno Roberto Maroni, così come aveva preteso, ha potuto fare la sua comparsata alla trasmissione condotta da Fabio FazioRoberto Saviano, Vieni via con me. In settimana, tra l’arresto di un latitante e l’altro a cui sempre l’agente Serpico col fazzoletto verde ha personalmente messo le manette, Maroni ha avviato una tournée nei salotti di Matrix, Porta a Porta, In mezz’oraL’Ultima Parola. Tutto questo per raccontare ai telespettatori che la Lega con la mafia non c’entra nulla. Anzi, c’entra: la combatte con fervore (e la sta battendo, alla grande!). Ma tutto ciò non era necessario; ci saremmo fidati sulla parola pur di non vederlo in tv.

Non sarebbe stato necessario imporre, tramite Masi, al direttore di Rai Tre Paolo Ruffini la sua partecipazione ad una trasmissione così bella e ben fatta. Davvero quegli 11 milioni di telespettatori si meritavano il comizio di Maroni tra Renzo Piano e Corrado Guzzanti? No, decisamente no.

Tornando all’intervento di Maroni, che ha fatto la figura dell’imbucato indesiderato alla festa, non ha letto nessun elenco, ma ha fatto propaganda alla Lega e al Governo. Che è contro la mafia, ma è guidato da uno che per vent’anni ha pagato Cosa Nostra, e si regge grazie ai voti di almeno un mafioso in secondo grado, Marcello Dell’Utri, che, se la Cassazione vorrà, si trasferirà da Palazzo Madama al carcere di Tolmezzo: non mancherò di omaggiarlo con le arance durante le mie consuete visite ai detenuti condannati per mafia.

Maroni ha elencato latitanti arrestati da poliziotti e carabinieri, gli stessi tremendamente vessati dai tagli del Governo; a tal proposito Maroni si chieda perchè tutti, e dico tutti, i sindacati di polizia hanno criticato il suo intervento-comizio di ieri sera. Ha detto che le mafie si combattono sequestrando i beni e i capitali alla mafia, e non ha spiegato perchè hanno approvato lo scudo fiscale che certamente ha consentito a qualche prestanome dei boss di far rientrare capitali (parliamo di miliardi di euro) sporchi di sangue. Ha detto che da anni sequestrano immense proprietà ai boss, ma non ha spiegato il perchè dell’emendamento alla Finanziaria 2009 con cui si consente la vendita all’asta dei beni immobili confiscati alle mafie, ovvero si da la possibilità ai boss di ricomprarsi il “maltolto”. Ha detto che lui da sempre, tra un morso al polpaccio di un poliziotto e l’altro, contrasta ogni forma di illegalità; non ha spiegato perchè lui e il Governo che rappresenta non hanno sciolto il Comune di Fondi, che come ha certificato il prefetto Bruno Frattasi, poi cacciato, era gravemente infiltrato dalla mafia. Maroni ha concluso il suo evitabilissimo intervento spiegando ai telespettatori che solo il federalismo risolverà la questione meridionale e sconfiggerà le mafie. Certo, come no. Già li vedo i boss che seguono i lavori del Parlamento, questo Parlamento, con le lacrime agli occhi e preoccupati per l’imminente fine della loro lunga storia.