Ho deciso di chiudere la mia associazione contro il racket e l’usura per due motivi. Sono qui a scriverlo con rabbia e amarezza. E con la certezza che quel sogno è finito in una discarica.

Noi non abbiamo chiuso per mafia, non abbiamo chiuso per le intimidazioni ricevuto né tanto meno per paura. Abbiamo deciso di chiudere per le indifferenze: quelle istituzionali ma soprattutto per quella della società civile. La stessa che a Milano, terra di ‘ndrangheta, sonnecchia e finge di non vedere, che sfila alle manifestazioni antimafia del sabato ma il resto della settimana fa finta di nulla. Come succedeva dieci anni fa a Palermo o a Reggio Calabria. Lo abbiamo verificato quando per mesi chiavavamo i cittadini a sostegno dei nostri presidi nei quartieri popolari di Milano, quando lanciavamo i nostri inutili appelli per dare un segnale di solidarietà a tutte quelle persone che hanno vissuto per anni in ostaggio della criminalità organizzata. E’ vero qualche volta sono venuti sette, otto, forse dieci persone. Mentre tutti gli altri guardavano altrove.

Per troppo tempo abbiamo creduto che la gente avrebbe reagito, ma poi man mano che giravamo nei quartieri dimenticati dalla politica, abbiamo capito che eravamo degli arlecchini. Tutto questo, vi assicuro, fa male. Come fa male la scontata assenza istituzionale e politica che da sempre ha accompagnato le nostre comiche denunce. Sì, perché evidentemente la nostra associazione è stata ed è considerata da molti comica. Sto leggendo su vari blog i commenti di solidarietà che ci stanno arrivando, ma non era la solidarietà che avevamo chiesto quando lanciavamo i nostri inutili appelli. Noi chiedevamo la presenza fisica, volevamo le facce della gente, per dimostrare che in Lombardia la società civile aveva le palle di schierarsi. Abbiamo fallito, non siamo riusciti a portare la gente nelle strade e nelle piazze a sfidare la mafia, i sistemi mafiosi e gli uomini di mafia. Volevamo dimostrare che, grazie ai cittadini, con la loro voce e le loro facce, il cancro mafioso non si sarebbe radicato nella nostra terra, perché ci temevano.

L’assenza delle istituzioni e il mancato sostegno della società civile unita alle intimidazioni sono una miscela esplosiva che ci ha fatto collassare. Ha ragione Giulio Cavalli quando scrive: “Vedrai Frediano adesso che incomincia la campagna elettorale tutti ti chiameranno per sostenerti, quelli di destra e quelli di sinistra”. Infatti, caro Giulio, lo hanno già fatto.

Abbiamo inoltrato un appello a 400 comuni della provincia di Milano e Varese affinché distribuissero ai loro commercianti i nostri comici questionari sul racket, affinché’ potessero verificare sul loro territorio quanto radicata e diffusa fosse la presenza mafiosa. Ci risposero in 13, ma, ad oggi, solo in tre lo hanno fatto. Avevamo chiesto a Provincia e al Sunia, il sindacato degli inquilini, di distribuire agli 80.000 residenti delle case popolari di Milano altri ridicoli questionari sul fenomeno da noi e ripeto solo da noi denunciato e scoperto sul racket degli alloggi. Ma ci hanno ignorato.

Adesso con questa scelta dell’abbandono cesseranno anche le intimidazioni, perché, come ha scritto qualcuno, la mafia ha vinto e noi poveri comici mentecatti siamo usciti dal palcoscenico in sordina.

Sognavo la nostra sede con le foto delle facce sorridenti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto quella di Peppino Impastato. Da un lato le foto di tutte le vittime di mafia e dall’altro quella dei mafiosi imprigionati che si guardavano gli uni con gli altri. Anche questo sogno è finito nella stessa discarica. Oggi mi ha telefonato Salvatore Borsellino e gli ho spiegato la mia rabbia, la mia amarezza ed il mio sogno finito e lui ha capito.

Sognavo di andare a Scampia a fare quello che ho fatto a Milano in via Padre Luigi Monti per dare fiducia alla gente e per dirgli che noi c’eravamo e che eravamo al loro fianco. Sognavo di andare a Palermo fuori dai negozi dove gli ominicchi dei mafiosi impongono il pizzo ai commercianti, per dare loro il coraggio di sfidarli. Ma tutto questo ormai è un sogno infranto da quelle indifferenze e da quelle coscienze che non siamo riusciti a scuotere. Allora chiedo scusa a tutti quelli che non potremmo più aiutare, a tutti coloro che con questa nostra scelta dobbiamo abbandonare.