All’interno dell’ormai celebre rassegna estiva “Bimbi belli”, che Nanni Moretti propone da qualche anno al Nuovo Sacher per valorizzare le opere prime della passata stagione, verrà proiettato un documentario: si tratta di “CIMAP – Cento Italiani matti a Pechino”, primo film lungometraggio di Giovanni Piperno.

E’ uno dei pochi film-documentari che è riuscito ad approdare in qualche sala italiana, riscuotendo molta curiosità e altrettanto successo, e racconta di un viaggio davvero folle: 77 malati mentali e 130 tra operatori, psichiatri, familiari e volontari, in treno da Venezia a Pechino; 12000 chilometri in venti giorni passando per Ungheria, Ucraina, Russia e Mongolia.

Tra questi 200 viaggiatori appassionati ed impasticcati un gruppo di otto invincibili, di tutte le età, di tutte le categorie, e dalle diverse diagnosi, ha una missione da compiere: inventare un evento creativo che coinvolga l’intero treno, per comunicare al mondo, una volta arrivati a Pechino, il senso di questo surreale quanto concretissimo viaggio. Tra loro i protagonisti di questo film che si raccontano, si scambiano le loro storie, si addormentano all’improvviso, si amano, si perdono, si odiano, si ritrovano.

Con un approccio delicato e ironico, e uno spirito tanto partecipativo quanto di pura osservazione rispetto a ciò che racconta, il film alterna momenti di pura comicità (legati soprattutto al carattere surreale dell’impresa), ad altri in cui emerge con prepotenza la dimensione sofferta, confusa e sfaccettata della profonda intimità dei personaggi, sia rispetto all’esperienza che stanno vivendo, sia rispetto alle loro storie personali, che il viaggio aiuta a rielaborare.

Ne deriva un racconto efficace, tanto divertente quanto poetico, della speciale atmosfera che si respira su questo treno, in cui non sai mai se hai di fronte un matto, uno psichiatra, un familiare o altro; in cui si percepisce un forte spirito di partecipazione e un costante esercizio di democrazia, che devono però fare i conti con la difficoltà, esasperata dal lungo viaggio, di mettere insieme 200 individualità diverse.

L’impresa è frutto dell’iniziativa di un’associazione, l’ANPIS, ed di un movimento, “Le parole ritrovate”, entrambi in prima linea nell’affrontare la malattia mentale all’interno del servizio sanitario pubblico italiano e nel combattere il pregiudizio che ancora soffoca la possibilità d’integrazione e di cura dei malati mentali. I 200 partecipanti al viaggio si sono fatti ambasciatori di un’ “altra cura” presso paesi, come Russia e Cina in primis, in cui la malattia mentale rimane ancora un forte stigma sociale.

riceviamo da Emanuele Svezia. Questo è il primo, speriamo di una lunga, serie di post nei quali ci proponiamo di comunicare le proiezioni (che non sembra, ma ci sono) di documentari interessanti in giro per l’Italia.