Nel 2022 l’utile netto di Gazprom, il colosso statale del gas, si è ridotto del 41% rispetto all’anno precedente, fermandosi a 15,8 miliardi di dollari. Lo riferisce l’agenzia Interfax citando i dati resi noti dal consiglio di amministrazione, che ha raccomandato di non distribuire dividendi. Questo nonostante l’impennata dei prezzi del gas che ha caratterizzato soprattutto la fase centrale dell’anno, a partire dall’invasione dell’Ucraina sino al picco di oltre 300 euro al megawattora raggiunto alla fine della scorsa estate. Contestualmente però sono stati ridotto i flussi verso l’Europa, in alcuni casi quasi azzerati, compensando solo parzialmente il mancato export con l’aumento dell’invio dell’idrocarburo verso nuove destinazioni, a cominciare dalla Cina.

Nel 2019, ultimo anno che può essere considerato di normalità per il mercato energetico, Gazporm aveva chiuso l’anno con profitti per 16,3 miliardi, un dato non molto diverso da quello dello scorso anno. Sempre nel 2019 Mosca ha incassato dalle esportazioni di gas poco meno di 50 miliardi di dollari. A questi vanno sommati i 188 miliardi derivanti dalla vendita di petrolio. I due combustibili fossili rappresentavano il 56% di tutto l’export russo e il 39% del budget federale. A differenza di quelle del gas, stando alle ultime rilevazioni,le esportazioni di petrolio non hanno subito grandi diminuzioni in termini di volumi.

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