La vittoria della corsa più atipica alla Casa Bianca potrebbe decidersi nei campus americani, a regalare le chiavi della stanza dei bottoni a Donald Trump, impegnato al momento in una serie di processi invece che a raccogliere voti, potrebbe essere la crema accademica della generazione Z. Genocide Joe, questo l’appellativo scelto per l’ottuagenario Joe Biden dai giovani protestanti, viene accusato di violenza in Palestina ed in casa. E lui il presidente in carica che all’indomani dell’attacco di Hamas del 7 ottobre è volato a Tel Aviv per farsi fotografare acconto a Netanyahu, segno inconfondibile dell’approvazione americana della risposta bellica israeliana arrivata di li a poco. Un errore che Biden sta ripetendo in casa ogni volta che usa polizia e guardia nazionale per disperdere i giovani dimostranti.

Eppure, Biden è sufficientemente vecchio per ricordare la campagna elettorale del 1968, disastrosa per il suo partito, avvenuta sullo sfondo delle manifestazioni studentesche contro la guerra del Vietnam. L’allora candidato, Hubert Humphrey, vicepresidente di Lyndon Johnson, poco poteva e voleva fare per porre fine alla guerra, il candidato Biden è altrettanto incapacitato nei confronti di quella di Gaza. Tutti sanno che nel 1968 fu Richard Nixon ad ascendere alla Casa Bianca a causa dell’opposizione alla guerra del Vietnam ed i libri di storia sono pieni di riferimenti alla catastrofica convention dei democratici del 1968 che si tenne a Chicago nel bel mezzo di violentissimi scontri tra studenti e guardia nazionale. Anche la convention del 2024 si terrà a Chicago.

La storia si ripete, anche gli errori si ripetono.

Hubert Humphrey non capì di essere dalla parte sbagliata fino all’ultimo momento, quando cambiò bandiera era troppo tardi. Ormai gran parte del suo elettorato lo identificava con quella guerra che non la voleva né capiva, Biden sembra commettere lo stesso errore, ostinandosi a cercare di convincere Israele ad abbandonare le armi, ad un cessate il fuoco che lo spinge sempre di più all’identificazione con la guerra stessa, piuttosto che schierarsi dalla parte degli studenti e dei genitori e condannare Netanyahu. Un errore che forse gli ha già costato la Casa Bianca. A differenza del 1968, infatti, oggi dietro ai cordoni degli studenti universitari ci sono pure i genitori che pagano rette anche da 100mila dollari l’anno e sono fuori di sé al pensiero che salti l’anno accademico e che abbiano buttato al vento tutti quei soldi. Costoro non solo votano ma hanno sufficiente potere, non solo finanziario, per opporsi alla politica di Biden.

E poi c’è la nazione intera, che ogni giorno viene bombardata dalle immagini strazianti delle vittime di Gaza e da quelle degli accampamenti universitari, della protesta dei giovani. Il vecchio Biden ogni tanto fa capolino, fragile, incerto, persino anacronistico. Quando parla commette le solite gaffe da senile e ribadisce il sostegno ad Israele, quello all’altra guerra impopolare che si combatte in Ucraina, difende i principi della costituzione, ma non affronta il problema vero, la protesta universitaria che gli è sfuggita di mano e che si sta allargando a macchi d’olio sull’intera nazione. Chi voterà per un candidato del genere?

Trump può comodamente continuare ad occuparsi dei suoi processi, non ha bisogno di fare la campagna elettorale, ci pensa il Partito democratico a farla per lui, sabotando sé stesso. In fondo i reati per i quali Donald Trump viene processato sono poca cosa rispetto a quelli attribuiti dagli studenti a Genocide Joe.

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