Non la manda a dire il numero uno di Stellantis Carlos Tavares che allo Stato italiano spiega chiaramente che si vogliono evitare tagli e chiusure di stabilimenti bisogna mettere soldi nel gruppo. “L’Italia dovrebbe fare di più per proteggere i suoi posti di lavoro nel settore automobilistico anziché attaccare Stellantis per il fatto che produce meno nel nostro Paese. Si tratta di un capro espiatorio nel tentativo di evitare di assumersi la responsabilità per il fatto che se non si danno sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici, si mettono a rischio gli impianti in l’Italia”, ha dichiarato Tavares. L’amministratore delegato aggiunge “Se non vuoi che i veicoli elettrici progrediscano, devi solo fermare gli incentivi. È ovvio che il governo italiano sta facendo questo. Il mercato dei veicoli elettrici in Italia è molto molto piccolo. È la diretta conseguenza del fatto che il governo italiano non incentiva l’acquisto di veicoli elettrici”. Tavares indica anche quelle che sarebbero le prime vittime sacrificali, si tratta dello storico stabilimento torinese di Mirafiori, dove viene prodotta la 500 elettrica, e il sito di Pomigliano. Giova ricordare come Stellantis abbia chiuso i primi 6 mesi del 2023 con quasi 11 miliardi di euro di profitti e come si appresti a distribuire ai propri soci miliardi di euro in varia forma (dividendi e riacquisto di azioni proprie)

L’ipotesi è anche quella che l’Italia entri con una quota azionaria nel capitale. Giova ricordare la struttura societaria attuale. Il primo azionista è la finanziaria olandese Exor della famiglia Agnelli-Elkann che detiene il 14,3%. I soci francesi nel loro insieme però sono più forti e l’Eliseo ha una partecipazione diretta del 6,1%. Banca d’Italia possiede una piccola quota dell’1,1%. “Stellantis non è nelle mani del governo francese”, puntualizza Tavares che ricorda “Io non sono sempre d’accordo con il governo francese”. Attualmente Stellantis vale in borsa 65 miliardi di euro. Se lo Stato italiano volesse pareggiare la partecipazione francese dovrebbe investire almeno 3,2 miliardi di euro. Curioso mentre si pensa di mettere sul mercato quote di pezzi pregiati come Eni o Poste.

Alla “chiamata” di Stellantis è arrivata la pronta risposta di Adolfo Urso. Il ministro delle Imprese e del made in Italy afferma: “Se Tavares o altri ritengono che l’Italia debba fare come la Francia, che recentemente ha aumentato il proprio capitale sociale all’interno dell’azionariato di Stellantis, ce lo chiedano. Se vogliono una partecipazione attiva possiamo sempre discuterne“. Un’ipotesi che viene rilanciata dall’opposizione. “Basta con le chiacchiere, Meloni fa la faccia dura con Stellantis ma non ha una strategia e il governo si presenta all’azienda con il cappello in mano. Continuano a minacciare di non dare più incentivi ma Stellantis continua ad utilizzarli senza rispettare condizionalità Serve una svolta”, dichiara in una nota la segretaria del Pd Elly Schlein. Ma,ad essere sinceri, più che il governo che si presenta con il cappello in mano sembra essere Stellantis che, forzando un po’ la metafora, punta il coltello alla gola del governo. Il manico lo tiene in mano il gruppo automobilistico.

“La produzione automobilistica è da sempre un asset strategico della nostra industria. Se è vero, come ha detto più volte Giorgia Meloni, che l’automotive in Italia va rilanciato e che bisogna darsi l’obiettivo di un milione di auto prodotte all’anno nel paese, il governo faccia sì che quelle del ministro Urso non siano solo chiacchiere e tratti l’ingresso dello Stato in Stellantis. A maggior ragione considerando la consolidata partecipazione dello Stato francese”, dice il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Le cronache dal fronte delle catene di montaggio intanto non raccontano nulla di buono. “Le lavoratrici e i lavoratori sono sconcertati”, dice Gianni Mannori responsabile Fiom Cgil di Mirafiori. “A Torino diciamo che si continua a bamblinare, a perdere tempo, mentre bisognerebbe accelerare su un progetto per Mirafiori. Fim Fiom e Uilm di Torino hanno prodotto un documento articolato con proposte precise. Bisognerebbe partire da quelle idee, se si vuole davvero fare qualcosa di utile. Se non verranno assegnati nuovi modelli da produrre a Mirafiori, la situazione da grave diventerà drammatica” aggiunge. Il rappresentante dei lavoratori spiega che “Siamo al minimo sindacale, gli incentivi sono uno strumento non in grado di risolvere i problemi strutturali che sono legati alle prospettive produttive degli stabilimenti italiani. Ci aspettavamo un piano articolato, sia da parte del governo, sia da parte di Stellantis e invece non è stato detto nulla”.

“Le dichiarazioni dell’a.d. di Stellantis, Carlos Tavares, sul destino dello stabilimento di Pomigliano d’Arco non ci colgono di sorpresa. Si sta realizzando il piano che punta a portare le produzioni fuori dal nostro Paese per ridurre i costi del lavoro”, dice il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci. “Gli incentivi alla domanda non risolvono i problemi strutturali, restano incertezze. anche sull’occupazione”. Lo ha detto Samuele Lodi, segretario nazionale della Fiom Cgil e responsabile del settore mobilità, dopo il tavolo automotive. “La volontà politica del governo centrale e anche dell’esecutivo regionale lucano è quella di favorire la riconversione cercando di tutelare il più possibile i livelli occupazionali dei lavoratori di Stellantis ma anche gli operatori degli indotti presenti nell’area industriale di Melfi”, afferma l’assessore regionale della Basilicata allo Sviluppo economico, Michele Casino.

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