Mentre l’Italia si divide sul tema della Città 30 e il demolitore degli autovelox veneti viene esaltato sui social quale novello Robin Hood, lo Stato della California sta seriamente prendendo in esame un disegno di legge che regola “dall’alto” la velocità massima dei veicoli, adattandola alla strada che stanno percorrendo. Si tratta di utilizzare una tecnologia ormai comune per “governare” il flusso veicolare, agendo sul singolo veicolo senza che il pilota possa opporsi al rispetto delle regole. Non è una novità assoluta, poiché già nel 2017 l’agenzia federale dei trasporti (National Transportation Safety Board o Ntsb) aveva raccomandato ai legislatori degli stati americani d’introdurre l’obbligo del controllo automatico della velocità nei nuovi veicoli.

Non è una tecnologia da fantascienza. Gran parte delle auto più recenti sono già collegate al Gps, hanno telecamere di riconoscimento della segnaletica, sono dotate del controllo di crociera e del limitatore di velocità. Un sistema “intelligente” che assembli queste tecnologie potrebbe aiutare il veicolo a rallentare quando sta viaggiando a velocità superiore ai limiti, indipendentemente dalla volontà del pilota. Anche la fluidità del traffico ne riceverebbe beneficio.

Secondo le più recenti rilevazioni del Ntsb, un terzo delle morti stradali è legato all’eccesso di velocità. Prendendo spunto dalle raccomandazioni del Ntsb, la proposta legislativa californiana imporrebbe ai nuovi veicoli di dotarsi di tecnologie in grado di limitare la velocità. Se dovesse passare, il disegno di legge imporrebbe ad auto e veicoli pesanti un regolatore di velocità controllato da remoto via Gps che vieterebbe automaticamente al pilota di superare i limiti di velocità per più di 10 miglia all’ora, circa 16 chilometri all’ora. Il dispositivo diventerebbe obbligatorio a partire dal 2027.

Usando la tecnologia di gestione automatica della velocità, un’auto non sarebbe più in grado di superare le 80 miglia all’ora (ossia 128 chilometri all’ora) in autostrada, dove il limite è 70 (ossia 113 chilometri all’ora). Nei quartieri residenziali, per esempio, gli automobilisti dovrebbero mantenere la loro velocità inferiore a 35 miglia all’ora dove c’è il limite di 25 miglia all’ora (ossia 40 chilometri all’ora). Gli unici esentati sarebbero le ambulanze, i pompieri, la protezione civile e la polizia che, per motivate ragioni, potrebbero disattivare il limitatore automatico, di cui si dovrebbero comunque dotare. Nella proposta non c’è traccia di esenzioni per le auto blu delle autorità.

Se il controllo dal cielo fosse applicato da noi, l’autovelox diventerebbe un oggetto da museo e Robin Hood un disoccupato. Comuni e province dovrebbero trovare altre fonti di finanziamento. Morti e feriti stradali diminuirebbero in modo non trascurabile. Se attivato in California, con quale probabilità il sistema verrà attivato anche in Europa e, obtorto collo, in Italia?

La velocità e il peso dei veicoli è da sempre un tabù per gli europei, dove la Commissione Europea impone la dimensione dei cetrioli assieme alla tecnologia dei motori, ma si guarda bene da proporre limiti a dimensione e peso delle auto private. E i governi nazionali che spingono sulla elettrificazione neppure si sognano di limitare pesi e velocità dei veicoli. Eppure, secondo alcuni studi, probabilmente poco attendibili, il raddoppio dei pesi e la crescita della velocità di crociera delle auto hanno vanificato l’enorme miglioramento di efficienza e prestazioni dei motori moderni, anche elettrici.

La lezione di Marinetti non si è mai estinta: “noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità” recita il Manifesto del Futurismo pubblicato 125 anni fa a Parigi sul quotidiano Le Figaro. A Milano in Corso Venezia al civico 23 si può leggere tutt’oggi una targa che proclama: “Questa è la casa dove nel 1905 Filippo Tommaso Marinetti fondò la rivista Poesia. Da qui il movimento futurista lanciò la sua sfida al chiaro di luna specchiato nel Naviglio”. Di riaprire i Navigli, la cui copertura cent’anni fa fu sostenuta con forza dai futuristi, non si parla più. Il referendum plebiscitario del 2011 e le promesse marinaresche sono state cancellate dalla memoria della città e dei cittadini.

Marinetti e i suoi amici volevano vedere “sfrecciare le automobili in città”. Perché non organizzare un gran premio, termico o elettrico a piacere, lungo la cerchia interna per santificare l’invenzione di Milano con un ritorno al futuro coerente con il culto della comunicazione?

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

È più facile hackerare un uomo che una macchina: ecco come attacca l’ingegneria sociale

next
Articolo Successivo

Giulio Deangeli, 29 anni, quattro lauree e un posto a Cambridge. L’intervista dopo il panel alla scuola del Fatto: “Studio come usare l’AI per curare malattie”

next