“Quando ho fatto il Dams ho dato un esame su Leni Riefensthal, ma non è che alla fine del corso sono diventato un nazista”. Me lo ha scritto su Whatsapp Davide Celli, il consigliere comunale dei Verdi di Bologna, finito da ieri dietro la lavagna della maestra/sindaco Matteo Lepore e cacciato dalla maggioranza, dopo aver ricordato nell’aula consiliare di Palazzo d’Accursio che lui il documentario Il testimone “lo andrà a vedere”. Celli si riferisce alla pietra dello scandalo degli ultimi giorni di passione bolognese, il cosiddetto documentario “filo-Putin” che, badate bene, nessuno a Bologna ha mai visto, e che verrà proiettato a fine mese a Villa Paradiso, centro sociale culturale convenzionato con il Comune.

Quando giorni fa si è scoperto che Il testimone sarebbe stato mostrato in pubblico a Villa Paradiso, il Comune è intervenuto con una solerzia che nemmeno per gli smottamenti ancora visibili e mai sistemati sulle colline della città dopo l’alluvione di maggio scorso. “È propaganda, invitiamo l’associazione a ritirarlo”. Sorbole, si dice con educazione da queste parti. A quel punto il responsabile di Villa Paradiso ha ricordato che l’evento è “privo di loghi istituzionali”, che il “film ha suscitato polemiche ma abbiamo pensato che potesse essere interessante”, che “negli ultimi dieci anni abbiamo visto tantissimi film che facevano propaganda filo-americana, e non ci pare di aver visto tutte queste levate di scudi”. A t’al deg!, si dice sempre da queste parti. Poi è arrivato Celli.

Trenta secondi di lapalissiana analisi su cosa significhi libertà di espressione nella città in cui la superiorità morale, culturale, politica, è diventata modello Oracolo di (P)Delfi. “Io sono contrario a ogni forma di censura, penso che tutto ciò che non lede le sensibilità altrui ma che ha impostazione documentarista deve essere concesso in pubblica visione. Siamo abbastanza grandi per poter giudicare cos’è propaganda e cosa non lo è. Mi spaventa se vengono messe censure e viene detto che certi film non devono essere mostrati in pubblico. Io lo andrò a vedere, perché voglio farmi un’idea di che tipo di propaganda portano avanti”. Socc’mel (classica espressione felsinea per stupore e meraviglia).

A quel punto la maestra dalla penna rossa, pardon gialloblu, Lepore ha estratto il cartellino nero: “Prendo atto che i Verdi sono fuori dalla coalizione di Centrosinistra in Comune a Bologna e non avrei mai immaginato che per un pugno di voti avrebbero difeso i pro Putin. C’è un limite a tutto”. Preoccupazione chiaramente impellente per il sindaco, visti i bollettini un po’ tarocchi da Minculpop con cui si raccontano le gesta da tutto esaurito di una nuova sala cinematografica aperta in città (inondata di denaro pubblico che nemmeno gli asili di morettiana memoria – 40 anni fa, sia chiaro): vuoi mai che a Villa Paradiso facciano sold out come al Modernissimo e usciti dalla proiezioni invadano militarmente Piazza Maggiore? Eppure definire putiniano l’animalista ed ecologista Davide Celli, omone mite e preparato, attore in tanti film avatiani, farebbe ridere più che i poveri polli tutti i consiglieri comunali del Pd.

Più o meno volontariamente Celli, primo tra nessun altro ad esempio nell’usare proprio la forma documentario per fare chiarezza sulle vicende degli orsi del Trentino, ha mostrato se ce ne fosse ancora bisogno che il re piddino oggi è nudo. O fai, dici, pensi, scrivi, voti quello che vogliono loro o sei, nell’ordine: putiniano, filo palestinese, complottista, antiscientifico ma soprattutto, come dicono spesso i piddini non solo da queste parti, quando più che il pericolo per la democrazia è messo in pericolo il potere ideologico del potere dem che controlla i gangli vitali del sapere: sei un “fassista” (con buona pace, ovviamente, del battaglione Azov).

Del resto intravedere il reato fittizio di “propaganda” sempre a casa d’altri e mai nella propria, in una sorta di delirio da immacolata concezione politica che nemmeno san Francesco d’Assisi, è tipico dei grandi moloch del potere al tramonto: con la coperta del sostegno popolare che si accorcia sempre di più si aziona la leva del pensiero unico e buonanotte all’epoca egualitaria, piena di dialettica e reale progresso del sapere, da “gloriosi trenta”.

Insomma, il 27 gennaio invito tutti ad andare con Celli a vedere questo documentario Il Testimone a Villa Paradiso per capire di che diavolo parla: siamo adulti, appunto, e sappiamo interpretare ciò che vediamo. Sempre che il sindaco non schieri la municipale in assetto antiputiniano sulla via Emilia.

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