A grandi passi verso la 66esima edizione dello Zecchino d’oro, in programma dal 1° al 3 dicembre con la direzione artistica di Carlo Conti: parteciperanno in 17, accompagnati come sempre dal Piccolo Coro dell’Antoniano diretto da Sabrina Simoni. In oltre sessant’anni di storia, la manifestazione è rimasta pressoché fedele alla linea, ma da qualche tempo qualcosa sta decisamente cambiando: per esempio tra i 35 autori che firmano le canzoni ci sono sia esperti di musica per bambini, sia artisti che firmano musica “per adulti” come Maurizio Fabrizio, Gianfranco Fasano, Max Gazzè, Loredana Bertè, Matteo Bocelli, Paolo Vallesi, Piero Romitelli, Lorenzo Baglioni e tanti altri. Il direttore musicale dello Zecchino è Lucio Fabbri, colonna della Pfm, arrangiatore di innumerevoli canzoni di successo, habitué del Festival di Sanremo anche sulla pedana della direzione d’orchestra. A lui ilfattoquotidiano.it ha chiesto se davvero (e come) sta evolvendo la manifestazione.

Lucio Fabbri, con tutti questi autori di grido non le sembra di dirigere musicalmente una sorta di “Sanremo jr”?
È sicuramente una gara di qualità. E lo diventa sempre più. Anche se poi non c’è competizione. È vero che ci sono dei nomi che solitamente calcano altre scene insieme ad altri nomi meno conosciuti. E la cosa bella dello Zecchino è che offre a tutti l’occasione di poter partecipare. Tutti gli autori, noti e meno noti, sono sullo stesso piano. Ovviamente negli ultimi due o tre anni questa “invasione” di nomi altisonanti non si può ignorare.

E infatti è proprio questo il punto. Che sta accadendo allo Zecchino d’oro?
Io ho a che fare con ogni autore separatamente, perché devo realizzare gli arrangiamenti di tutte le canzoni. Quello che noto è l’entusiasmo da parte di tutti, cioè la voglia, una volta nella vita, di togliersi lo sfizio di fare una canzone per i bambini.

Ma sono davvero canzoni per bambini?
Basta ascoltare le canzoni della prossima edizione per capire che chi le ha scritte tiene presente l’intera gamma di un pubblico che a Sanremo è un po’ escluso; e comunque arriviamo anche ai teenager, con punte di sonorità e testi molto impegnativi. Infatti quando si è trattato di fare la scaletta delle tracce appena pubblicate ho pensato di mettere in ordine i brani, partendo da quelli dedicati o diretti ai bambini più piccoli, per arrivare alla fine con quelli che pensano di andare a studiare in Europa per incontrare altri ragazzi, fino all’ultimo brano che rappresenta una vera evoluzione, intitolato Rosso, col testo firmato da Loredana Berté, molto intenso, dove si affronta il problema dei bambini che in certe zone del mondo non se la passano proprio serenamente come quelli che ci circondano.

Quindi lo Zecchino d’oro è una manifestazione canora dove ormai non si canta più Il caffè della Peppina?
No, no, adesso c’è tutto. I testi vengono presi in considerazione quando si fa la scelta iniziale; ogni canzone deve avere un senso. Serve quella spensierata per i più piccoli e serve altro. Va sottolineata l’evoluzione che la manifestazione sta vivendo negli ultimi anni. Anche per questo la prossima edizione si terrà in un teatro più grande, perché ormai si capisce che si tratta di una specie di Sanremo per i ragazzi.

Dipende dal livello delle canzoni?
Beh, non vorrei sembrare cinico, ma rispetto alla media delle canzoni di Sanremo, che risentono molto del nervosismo del mercato, degli ascolti, dei like, di tutte queste catene che ti incatenano al mondo commerciale, qui non c’è niente di simile. Tutti sono molto più rilassati. Qui l’utente è il bambino o il ragazzo, che ascolta, ma al quale non è fondamentale vendergli qualcosa. Poi certo, sistematicamente vediamo che in rete i brani ottengono milioni di visualizzazioni, ma quello è un riflesso che diamo tutti per scontato. Per certi versi, queste canzoni sono molto più fruibili, più dirette, ed esagerando possiamo dire che sono molto migliori della media delle canzoni che vanno a Sanremo.

Perché?
Perché qui l’approccio è molto più sereno. Chi canta le canzoni, i bambini, sono assolutamente innocenti e si divertono a cantarle. E poi qui la gara praticamente non esiste. Sì, è vero che alla fine c’è uno che vince, ma in realtà vince la manifestazione, con i suoi ascolti, con le canzoni molto belle, perché i bambini sono fantastici, con le loro espressioni in sintonia con le varie canzoni. Sono sicuro che a dicembre sarà uno spettacolo molto bello da vedere.

Da quando dirige musicalmente la manifestazione?
Io sono qui dall’edizione del 2020 e sono succeduto a Beppe Vessicchio che l’aveva diretto per tre anni.

Ma la svolta dello “Zecchino d’oro” quando è avvenuta?
Se ci riferiamo ai nomi che si sono aggiunti ai vari autori tradizionali di musica e testi, ciò è accaduto quando la produzione mi ha chiesto dei dischi che possano essere sullo stesso livello di quelli che vengono prodotti oggi; perché i bambini e i ragazzi percepiscono certe differenze. Per cui un disco deve essere comunque prodotto con le sonorità di oggi; siamo ormai lontani dagli arrangiamenti di una volta che erano volutamente “cartoonistici”. Invece oggi queste canzoni le possono tranquillamente ascoltare anche i “grandi” e a volte superano il livello delle canzoni italiane che ci sono in giro adesso.

I rapporti con la direzione artistica?
Carlo Conti partecipa alla scelta delle canzoni e ci mette un po’ tutti in riga, spesso facendoci scoprire delle canzoni che sulla carta non sembravano avere troppe chance. Ci dà comunque grande libertà nel lavoro di arrangiamento e poi torna in scena quando è il momento di rendere televisivo il tutto. Tra noi c’è grande sintonia in ogni fase della costruzione della manifestazione.

E in questi quattro anni di sua direzione musicale quali sono stati i cambiamenti più evidenti della manifestazione?
Non solo a livello musica, che mi riguarda, ma anche a quello letterario noto che già dal 2020 quando vinse la canzone di Simone Cristicchi (Custodi del mondo, ndr) fece da apripista a quel che è accaduto dopo. Poi nel 2021 è improvvisamente spuntato un Claudio Baglioni che nessuno si aspetterebbe di veder scrivere una canzone meravigliosa (Ci sarà un po’ di voi, ndr), un brano fondamentalmente per adulti cantato da una bimba piccolissima; poi ha vinto Marco Masini. Che poi il nome eccellente non è detto che vinca per forza: per esempio quando vinse un autore non così conosciuto, in gara c’erano Enrico Ruggeri, Checco Zalone, Elio e le Storie Tese. Quest’anno vedremo chi la spunterà: i nomi importanti ci sono, ma il livello delle canzoni è tutto alto, quindi potrebbero esserci delle sorprese.

Le canzoni che arrivano alla manifestazione vengono attentamente vagliate?
Certamente. All’inizio ne arrivano tante, a valanga. Ovviamente sono di vari livelli, talvolta si tratta di provini realizzati con mezzi artigianali, poi gratta gratta si scopre che era una canzone di cui bisognava tenere conto. E lì entra in scena il mio lavoro di creare dei mondi musicali, di cucire letteralmente addosso a ogni canzone una sonorità. Ecco, questo è il cambiamento che sta avvenendo da quando sono intervenuto io. Cioè ogni canzone alla fine è diversa dalle altre: non solo per gli argomenti trattati, ma anche per le sonorità utilizzate, frutto di un confronto con gli autori stessi. Alla fine si tratta di una vera compilation, non un concept album.

Ultima questione: tra quanto tempo il mercato discografico si “accorgerà” delle potenzialità dello Zecchino d’oro? La naturalezza della manifestazione rischia qualcosa?
Il fatto che la compilation delle canzoni di questa edizione dello Zecchino d’oro venga pubblicata da una major è proprio perché probabilmente hanno capito che questo progetto cammina con le proprie forze, quindi non ha bisogno di avere quella tensione e quella attenzione che potrebbe anche rovinare il prodotto artistico. Secondo me prendono questo progetto come un pacchetto che ha i suoi numeri e c’è una totale fiducia da parte del mercato nei confronti di chi produce, quindi dell’Antoniano di Bologna che mette a disposizione i propri studi, il Coro, il cui ruolo era e rimane centrale. Io sono assolutamente entusiasta di tutto questo. Qui è tutta questione di approccio: non c’è la paura di fare un brano poco commerciale, bensì di farlo bene, di portarlo ai suoi migliori livelli possibili in base alla sua stessa natura.

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Foto in alto | Lucio Fabbri durante un concerto di Roberto Vecchioni del 2008 (Foto Andrea Sartorati/Wikipedia)

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