Il governo si costituirà parte civile nei processi agli scafisti della strage di Cutro, il naufragio del caicco “Summer Love” di fronte alla costa ionica calabrese in cui, il 26 febbraio scorso, morirono almeno 94 migranti (di cui 35 bambini). “In considerazione dell’estrema gravità dei fatti”, fa sapere una nota, il sottosegretario di palazzo Chigi Alfredo Mantovano ha dato disposizioni all’avvocatura generale dello Stato di presentare l’istanza all’udienza di mercoledì 29 novembre, a nome della Presidenza del Consiglio e del ministero dell’Interno.

A giudizio con il rito immediato (un procedimento accelerato che “salta” l’udienza preliminare) ci sono un cittadino turco, il cinquantenne Sami Fuat, e due pakistani, Khalid Arslan di 25 anni e Ishaq Hassnan di 22. Sono accusati di naufragio colposo, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte in conseguenza di altro reato (appunto il favoreggiamento dell’immigrazione). Il quarto imputato, il 28enne turco Ufuk Gun, ha scelto il rito abbreviato, che inizierà sempre mercoledì di fronte al giudice per l’udienza preliminare.

Secondo l’accusa, a causare l’urto con una secca e il conseguente naufragio fu una brusca virata effettuata vicino alla riva, nell’erroneo convincimento di essere stati individuati dalle forze dell’ordine. A due degli imputati viene contestato anche di avere impedito ai migranti di chiamare i soccorsi. Sul disastro è aperta anche una seconda indagine, ancora in corso, sulle eventuali carenze nel sistema di soccorso italiano: sono indagate sei persone, tra le quali due ufficiali e un sottufficiale della Guardia di finanza in servizio quella notte.

Nell’udienza di mercoledì il Tribunale, presieduto dal giudice Edoardo D’Ambrosio, dovrà decidere anche sulla richiesta di estromissione dal processo avanzata dalla Consap, la Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici che, per conto del ministero delle Finanze, gestisce il Fondo di garanzia per le vittime della strada. Il fondo, rappresentato dallo studio della senatrice leghista Giulia Bongiorno, si è opposto alla citazione come responsabile civile (il soggetto a cui spetta risarcire i danni) sostenendo che il natante naufragato non era stato utilizzato per diporto, né adibito a trasporto pubblico e per questo motivo non può essere assoggettato al codice delle assicurazioni.

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