Questo storico 2023 per il tennis italiano non è ancora finito. L’Italia torna in finale di Coppa Davis 25 anni dopo la sconfitta contro la Svezia nel 1998. Dopo la finale persa da Jannik Sinner alle Atp Finals, gli azzurri di Filippo Volandri si prendono il riscatto contro Novak Djokovic, eliminando la sua Serbia in rimonta grazie al successo della coppia composta da Sinner e Sonego con il punteggio di 6-3 6-4. Per l’Italia si tratta dell’ottava finale nella sua storia, con la possibilità di alzare un trofeo vinto una sola volta nel 1976, quando la squadra capitanata da Nicola Pietrangeli ebbe la meglio sul Cile. L’ultimo ostacolo per gli azzurri sarà adesso l’Australia, vittoriosa contro la Finlandia e alla caccia dell’Insalatiera numero 29 della sua storia. Un confronto che per l’Italia ha il significato di una grande rivincita.

Un nuovo appuntamento con la storia il cui artefice è uno solo: Jannik Sinner. Doveva essere il trascinatore di questa nazionale e lo è stato, cambiando la narrazione di una semifinale che pareva ormai scritta, persa, irrecuperabile. Serbia – Italia 1-0. Terzo set del secondo singolare, 5-4 0-40. Tre match point Djokovic. Tre match point Serbia. È il momento che cambia una storia e, forse, anche qualcosa di più. Cinque punti consecutivi di Sinner per sgretolare mentalmente Novak Djokovic, un uomo che nella carriera si è posto due obiettivi: conquistare ogni record del tennis e corrodere la psiche di chi gli sta di fronte. Il successo finale dell’azzurro non è un’impresa, ma un vero e proprio capolavoro. Il più grande della carriera, perché ottenuto prima con la testa e poi con le qualità fisiche e tecniche. Un evento da ricordare che annulla la sconfitta di Lorenzo Musetti contro Kecmanovic e le perplessità sulla scelta di Filippo Volandri di affidarsi al 21enne carrarino, arrivato a Malaga non nelle migliori condizioni fisiche e dopo un’annata molto altalenante.

Delle sette finali disputate nel passato, ben tre sono state giocate contro gli australiani, con altrettante sconfitte: nel 1960 per 4-1, nel 1961 per 5-0 e nel 1977 per 3-1. Quelle erano squadre capaci di mettere insieme alcuni dei giocatori più forti della storia, come Tony Roche (1 titolo Slam in carriera), Roy Emerson (12 Slam) e soprattutto Rod Laver (11 trionfi Major e due volte autore del Grande Slam). Le altre finali azzurre invece sono state giocate contro gli Stati Uniti (5-0 nel 1979), la Cecoslovacchia (4-1 nel 1980) e, come già detto, la Svezia (4-1 nel 1998). Insomma, l’obiettivo non è solo vincere, ma anche ribaltare la prospettiva di un trend storico negativo. Cambiare definitivamente una prospettiva anche in ottica Coppa Davis. Nell’Australia guidata da Leyton Hewitt non ci sono i fenomeni di un tempo, ma giocatori di talento, esperienza e dalla grande solidità. Una squadra insomma molto insidiosa, composta da Alex De Minaur, Max Purcell, Jordan Thompson, Thanasi Kokkinakis e Matthew Ebden. La punta di diamante è De Minaur, numero 12 del mondo e finalista quest’anno nel Masters 1000 di Toronto, battuto proprio da Jannik Sinner. Ma il vero punto di forza degli australiani è il doppio, con Ebden attuale numero 4 del ranking.

Lorenzo Musetti vs Miomir Kecmanović 7-6 2-6 1-6 – Comincia male la giornata azzurra. Kecmanovic approfitta di un Musetti contratto e al secondo tentativo rompe subito l’equilibrio. Altre due palle break per il serbo poco dopo, ma stavolta l’azzurro reagisce e si scuote. La sua partita è ufficialmente iniziata. Le occasioni per rientrare nel set così arrivano. Kecmanovic si salva una prima volta ma non la seconda, quando è chiamato a servire per il primo set. Il diritto di Musetti è vincente. Il tie-break a questo punto è inevitabile, non prima però di aver salvato una nuova palla break al numero 54 del mondo. La pressione sale, così come gli errori. Kecmanovic sale di mini-break, Musetti recupera. L’azzurro va avanti, il serbo ricuce. Un andamento che si esaurisce in tre set-point per il carrarino. Niente da fare sui primi due, ma sul terzo l’accelerazione di diritto non viene contenuta da Kecmanovic. Le energie spese da entrambi sono molte e questo si ripercuote sui turni di battuta, tenuti agevolmente fino al 3-2. Qui il serbo ritrova brillantezza, Musetti le insicurezze, e arrivano così tre palle break. Musetti si salva con un diritto lungolinea, grazie alla prima di servizio, ma infine cede mettendo in rete una comodo volée. È il punto di rottura del secondo parziale. Un passaggio a vuoto che si traduce in un nuovo break per il serbo, che vale anche il secondo parziale. Kecmanovic è in trance agonistica, aiutato anche da un Musetti sempre più scarico e passivo in campo. In queste condizioni l’immediato break a zero non sorprende più di tanto. Per Musetti, condizionato anche da un problema fisico, la partita finisce qui. L’unica cosa “positiva” è la fine della serie di otto giochi consecutivi del serbo. Kecmanovic prima conquista un nuovo break, poi regala alla Serbia il primo punto della semifinale con l’ennesimo diritto vincente lungolinea.

Jannik Sinner vs Novak Djokovic 6-2 2-6 7-5 – Dopo la delusione per la sconfitta di Lorenzo Musetti ci sarebbe bisogno di una scossa immediata, e Jannik Sinner non si fa pregare. Tre game e Jannik è già avanti di un break grazie all’errore a rete di Nole. L’altoatesino tiene altissima la pressione e si costruisce altre due occasioni per togliere il servizio al numero 1 del mondo. La prima viene stoppata con un ace, sulla seconda però la risposta lungolinea è perfetta. L’inerzia del set è ormai segnata e Sinner chiude in maniera perentoria e senza tremare, con un ace. Ma Nole non sarebbe Nole senza una reazione, e questa arriva subito. Doppio fallo di Sinner e break Djokovic. Il vantaggio tranquillizza il serbo, bravo a respingere un tentativo dell’azzurro e poi a rimettere in bilico l’esito della sfida. Sinner concede un altro turno di servizio. L’inerzia ormai è cambiata, Nole non sbaglia più una palla e Sinner a inizio terzo set è costretto a un turno da 14 minuti e una palla break salvata con il servizio. Altra occasione per Djokovic sul 4-3 e altro “no” di Jannik con lo schiaffo al volo. L’azzurro deve superarsi nuovamente poco dopo, ma stavolta per annullare tre match point consecutivi. Una reazione di carattere che non gli vale solo il 5-5, ma anche un break quasi insperato con un preciso passante di diritto. Da match point contro a quello favorevole, il risultato non cambia. Il servizio esterno è preciso, la risposta di Djokovic lunga, la parità ristabilita.

Jannik Sinner/Lorenzo Sonego vs Novak Djokovic/Miomir Kecmanović 6-3 6-4 – Si entra in campo con nell’aria ancora le sensazioni che il secondo singolare ha lasciato. L’entusiasmo di Sinner contro la voglia di rivalsa mista a delusione di Djokovic. Sensazioni che nel primo set premiano gli azzurri. Sinner e Sonego non rischiano mai nei propri turni e alla prima occasione ottenuto il break. Sinner a rete è attentissimo e chiude, intercettando un passante velleitario di Nole. Ed è sempre il numero 4 del mondo a mettere il punto esclamativo al parziale con un ace. L’andamento non cambia nemmeno a inizio secondo set. Il duo azzurro continua ad avere in mano il pallino del gioco e alla fine il nuovo break sembra una cosa quasi naturale. Questa volta il merito se lo prende Sonego. Passante di diritto e Kecmanovic non controlla. E qui le cosa cambiano. La Serbia reagisce, recupera il break e poi si guadagna altre quattro opportunità per allungare. Sinner e Sonego le annullano tutte e poi strappano nuovamente il servizio ai serbi, che però non mollano. Ancora una palla break, e nuovo salvataggio di Jannik. Prima del match point, della seconda di servizio di Sinner e della risposta in rete di Djokovic.

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