I timori per un allargamento del conflitto in Palestina aumentano e le quotazioni del petrolio iniziano a riflettere queste preoccupazioni. Il brent, greggio di riferimento per il mercato europeo, è salito a Londra del 4,2% e si avvicina ai 90 dollari al barile (89,6). Sinora la reazione del petrolio agli accadimenti in Medio Oriente era stata piuttosto contenuta. Tra il 9 e l’11 ottobre il prezzo del barile è sceso da 88 a 85 dollari e solo due settimane fa il greggio si scambiava ad oltre 96 dollari.

Ora l'”umore” sembra cambiare. Israele non è un produttore significativo di petrolio ma, come noto, lo sono molti dei paesi circostanti. Dopo i forti rincari di ieri (+ 15%) il gas vive una giornata di alti e bassi. In mattinata le quotazioni sono salite fino ai 55 euro al megawatt/ora sul mercato di Amsterdam per poi ritracciare verso i 51 e infine chiudere in rialzo del 4,2% a 55,2 euro. Sulle oscillazioni del gas incidono anche il rischio di nuovi scioperi in Australia e i timori sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche dopo il danneggiamento del gasdotto che collega Finlandia ed Estonia di cui non è ancora chiara la dinamica.

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