“Questo anniversario è carico di speranza, grazie ai processi in corso a Cavallini e Bellini, condannati all’ergastolo in primo grado. Ma anche di inquietudine, per il clima politico e culturale”. Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, in un’intervista a La Stampa, snocciola le sue preoccupazioni. Secondo Bolognesi “dalle parti del governo, assistiamo a manifestazioni sgradevoli di amici dei terroristi. O quantomeno in sintonia con i loro interessi”. Alla domanda se il governo di Giorgia Meloni si è esposto la risposta è diretta; “Indirettamente sì. E con il ministro della giustizia, che in Parlamento ha fornito un assist ai terroristi”. Il riferimento è al rischio corso dal processo per il superamento da parte di alcuni giudici popolari dei 65 anni di età. Il guardasigilli era intervenuto rispondendo durante il question time (del 16 febbraio scorso) ad un’interrogazione di una senatrice. Nordio aveva affermato che esisteva un verdetto a sezioni Unite della Cassazione sul tema, ma l’Associazione dei familiari delle vittime della strage aveva replicato essere molto preoccupata per le “parole espresse dall’odierno ministro della Giustizia, il quale affermava falsamente esistere una pronuncia a sezioni unite in materia e l’esistenza di una giurisprudenza costante, che in realtà non esiste”. La vicenda è passata inosservata. E non è stata stigmatizzata in Parlamento, incredibilmente. Gli avvocati del terrorista neofascista Cavallini hanno chiesto l’annullamento della condanna di primo grado sostenendo che quattro giudici popolari avevano superato il limite dei 65 anni, previsto dalla legge. E si basavano su due precedenti in Sicilia. Noi abbiamo ribattuto che la legge prevede il limite di età al momento della nomina, non alla fine del processo”. A sciogliere i dubbi era intervenuta la Cassazione che ha stabilito che la sentenza è valida a che se un giudici ha compiuto 65 anni.

Alla domanda se in quanto accaduto vede una regia politica Bolognesi dice: “Il fatto grave è che il ministro ha mentito al Parlamento, in modo palese e brutale, per annullare il processo di Bologna. Per tutelare i terroristi. Questa era la posta, e infatti la difesa Cavallini aveva sollevato la questione forte del parere di Nordio. Il ministro non lo sapeva? Fa discorsi da bar? E gli altri del governo? Nessuno gli ha detto: stai facendo una cavolata?”. Un altro argomento delicato riguarda l’elezione di Chiara Colosimo a presidente della commissione Antimafia bollato come un “insulto” da Bolognesi lo scorso maggio. “Mi ha telefonato per spiegare di non essere in combutta con lo stragista Ciavardini (condannato all’ergastolo per la strage, ndr), ma di averlo conosciuto occupandosi di cooperative sociali. Mah. Cooperative che hanno preso milioni dallo Stato per tutelare i terroristi neri. Poi mi ha invitato a Roma”. Ma Bolognesi sottolinea che ai parenti delle vittime del massacro della stazione del 2 agosto 1980 interessano “i fatti. La commissione antimafia dovrebbe discutere di collegamenti tra mafiosi e terroristi neri. Lei dice che farà il necessario. Ma è la persona giusta per farlo?”. Bolognesi non sembra convinto: “Per prima cosa ha chiamato in commissione il generale Mori. Nel processo Cavallini, la sua testimonianza è stata giudicata falsa e reticente. Così non si va lontano”. Sul tema dei depistaggi il presidente non ha dubbi sul fatto che non siano per nulla terminati: “Sono all’ordine del giorno. Abbiamo appena scoperto che il poco onorevole Giovanardi ha cambiato la data di un documento segreto, per attribuire ai palestinesi le stragi di Bologna e Ustica. E perché gente come il sottosegretario Mollicone vuole fare una commissione d’inchiesta? Altra fuffa per creare confusione mediatica, instillando dubbi nelle persone”. Infine una riflessione sulla premier: “Se ha cose chiare da dire, bene. Se sono frasi di circostanza, meglio il silenzio. Abbiamo bisogno di verità, non di spalle su cui versare lacrime”.

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