A 45 anni dalla legge Basaglia che dispose la chiusura dei manicomi, i parlamentari Pd Filippo Sensi e Debora Serracchiani hanno presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge per “rimodulare” la normativa, con l’obiettivo di dare piena attuazione su tutto il territorio nazionale alla legge 180 e “recuperare il suo spirito”. Ma soprattutto, “liberarsi – ha spiegato l’ex capogruppo a Montecitorio – dal principio secondo cui dalla malattia mentale corrisponde una pericolosità sociale”. Il disegno di legge propone l’attuazione in tutto il territorio di strumenti adeguati, come già avviene in diversi Dipartimenti di salute mentale. Una normativa, dunque, cha adegua la legge Basaglia “senza rimescolarla”, come ha spiegato anche Giuseppe Dell’Acqua, lo psichiatra che viene considerato l’erede scientifico del “padre” della 180, già direttore del Dipartimento di Salute mentale per 17 anni, fino all’aprile del 2012. Per Dell’Acqua “la legge Basaglia non deve finire sotto le macerie dei luoghi comuni”.
Per i dem va “rimessa al centro la cura dell’individuo e i suoi bisogni, richiamando i servizi, i Dipartimenti, le Regioni, la magistratura a vigilare sull’attuazione delle misure di sicurezza”, oltre a “individuare concretamente i livelli di assistenza, i percorsi di cura e prevedere l’operatività dei servizi sul territorio h24″. Si punta, hanno precisato i firmatari della proposta di legge, a “stoppare le frequenti violazioni dei diritti basilari, messi in evidenza da recenti casi di cronaca, con persone malmenate o abbandonate alla propria solitudine”. Caso particolare quello del Tso, “troppo spesso mal interpretato e tradotto in pratiche violente”. “La legge non va modificata, ma deve essere attuata“, ha continuato Sensi, “contro tanti luoghi comuni e cattive psichiatrie che, mettendo al centro la malattia e non l’individuo, la vogliono di fatto sopprimere”.
Presenti alla conferenza anche esponenti del Forum Salute Mentale, come lo stesso Dell’Acqua, ma non solo: “Chiunque è affetto da un disturbo mentale, anche quelli più gravi, può star bene. Quanto è venuto fuori con il lavoro di Basaglia era riportare una dimensione umana, etica. Si può dire che non chiudeva gli ospedali psichiatrici, restituiva diritto costituzionale alle persone con disturbi mentali“. E ancora: “Le Università avrebbero dovuto accogliere il cambiamento, ma hanno continuato in quella formazione che rende oggetto i malati”: “Bisogna smettere con i tagli, bisogna aumentare le risorse, va creato un punto di osservazione sulla qualità dei servizi. Intollerabile che ci siano ancora posti dove le persone vengono legate al letto come salami e poco più in là nessuno si lega da 30 anni. Si sono create venti repubblichette sanitarie. Ogni Regione fa quello che vuole, senza alcun coordinamento nazionale”, denuncia Maria Grazia Giannichedda, sociologa e Presidente della Fondazione Basaglia.
Non senza attaccare il governo Meloni, accusato di definanziare il servizio pubblico” e di “favorire la privatizzazione“. Così come ricordare “gli errori compiuti anche dai governi di centrosinistra“, che in molti casi, anche a livello regionale, ha inseguito quel modello. Ma a spaventare è ora anche il progetto di Autonomia differenziata, il Decreto Calderoli voluto dalla Lega al governo, già bollato dal Gimbe come “il colpo di grazia per la Sanità pubblica”. Ma se in Parlamento la maggioranza gode di numeri larghi e sullo stesso tema della Sanità non mancano gli scontri, con la Cgil già scesa in piazza insieme alle opposizioni, dentro il Pd c’è chi su singoli temi spera ancora in un dialogo bipartisan, tra le differenti forze parlamentari, di maggioranza come di opposizione: “Credo che su certi temi, come sul tema dello psicologo di base, si possano rintracciare sinergie”, ha auspicato Sensi. “Questo disegno di legge non deve essere soltanto una bandiera, deve fare strada in Parlamento”.
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