L’Italia è l’unico paese in cui si avvicina il 25 aprile e ricomincia il solito dibattito. Avviene ogni anno, è una cosa impressionante. La verità è che in Italia il 25 aprile, il significato della Seconda Guerra Mondiale e di come siamo usciti, il senso della Resistenza non sono mai stati metabolizzati seriamente. Solo in Italia ogni anno avviene questo spettacolo penoso con tante chiacchiere, che poi esistono solo da noi, perché in altri paesi europei neanche si sognano di fare polemiche su questi temi”. Sono le parole pronunciate nella trasmissione L’Italia s’è desta, su Radio Cusano Campus, dal filosofo Massimo Cacciari alla vigilia della festa di liberazione dal nazifascismo, aggiungendo: “Si tratta di pura propaganda da una parte politica e dall’altra. Da una parte, si usa il tema generale dell’antifascismo senza declinarlo analiticamente in nessun modo, ma solo per tentare di indebolire un governo di destra, facendo leva molto strumentalmente sulla storia politica di parecchi suoi esponenti. Dall’altra parte, anziché affrontare le ragioni della propria storia culturale e politica, si tenta di oscurarla o di negare l’evidenza o di dire ridicolaggini“.

Il filosofo spiega: “In Italia non si è mai fatta una riflessione seria sul piano della formazione culturale, a differenza di altri paesi che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno cercato di costruire un’unità europea, nella consapevolezza che non si trattava di celebrare qualche vittoria, perché tutta l’Europa fu sconfitta con la Seconda Guerra Mondiale – continua – Vinsero gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Punto. Tutti gli altri sono stati sconfitti. L’Europa con le due guerre mondiali si è suicidata politicamente e le socialdemocrazie sono uscite massacrate dal confronto col fascismo. E quindi, invece di riflettere seriamente sul fatto che tutti insieme dovevamo ricostruire qualcosa di radicalmente nuovo, ci si è baloccati con l’idea che qualcuno avesse vinto e qualcun altro avesse perso“.

E aggiunge: “Certo, quelli che stavano dalla parte del nazismo sono stati sconfitti, per nostra fortuna. Ma è altrettanto vero che gli altri hanno vinto grazie all’intervento americano e alla straordinaria vittoria dell’Urss contro la Germania. Certo, poi c’è stata la Resistenza, ma il suo contributo sarebbe stato assolutamente insufficiente per vincere il nazifascismo. Ma questo – sottolinea – era già molto chiaro ai padri fondatori, da De Gasperi a Schuman. Purtroppo dopo, soprattutto in Italia, è subentrata questa vulgata, tra fascisti nostalgici risibili che si immaginavano chissà quali meravigliose sorti progressive potessero nascere dal fascismo o peggio, e dall’altra parte, quelli che hanno raccontato di aver vinto”.

Circa la situazione politica attuale, Cacciari osserva: “Oggi non c’è nessun pericolo fascista. Il fascismo non interessa più a nessuno. Il fascismo in passato è stato un fenomeno di massa, grazie al combinato disposto di tanti fattori, dalla Prima Guerra Mondiale all’appoggio di larghi settori del capitalismo europeo e internazionale a tantissimi fattori irripetibili culturali, storici, economici, politici. Sicuramente oggi ci sono pericoli di neo-autoritarismo. C’è una situazione economica e sociale sempre più difficile, la democrazia rappresentativa è sempre più in crisi, adesso c’è addirittura una guerra in corso. Quindi – conclude – o disinneschiamo queste emergenze oppure le nostre democrazie conosceranno una tendenza al neo-autoritarismo, che non ha nulla a che fare col fascismo. Soltanto gli idioti possono continuare con questi discorsi del cavolo. Il fascismo è un fenomeno preciso e determinato. Ci sono coglioni nostalgici, per fortuna nostra sempre meno, e ci sono quelli che agitano lo spettro del fascismo in modo strumentale”.

Articolo Precedente

Di Maio inviato per il Golfo, Tajani: “La nomina è una libera scelta di Borrell, non ci riguarda”

next
Articolo Successivo

Torna Di Maio e dà tre schiaffi agli italiani. E la destra ci risparmi la sceneggiata

next