Il processo per l’omicidio di Giulio Regeni è congelato da tempo perché gli 007 egiziani accusati del sequestro e della tortura del ricercatore non hanno mai formalmente ricevuto la notifica degli atti, nonostante gli innumerevoli e prolungati sforzi dei pm. La Procura di Roma, tramite il procuratore Francesco Lo Voi e l’aggiunto Sergio Colaiocco, ha chiesto al giudice per l’udienza preliminare di investire la Corte costituzionale per superare la “stasi” del procedimento a carico dei quattro imputati. In particolare, i magistrati chiedono di sollevare davanti alla Consulta la questione di costituzionalità dell’articolo 420-bis del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede che si possa procedere in assenza dell’accusato “nei casi in cui la formale mancata conoscenza del procedimento dipenda dalla mancata assistenza giudiziaria da parte dello Stato di appartenenza o residenza dell’accusato stesso”, cioè in una situazione come quella che si è verificata con le autorità egiziane. Il giudice Roberto Ranazzi si è riservato di decidere aggiornando l’udienza al prossimo 31 maggio.

Nello sciogliere la riserva il gup ha tre possibilità: accogliere la richiesta della Procura inviando gli atti alla Consulta, rinviare il processo di altri sei mesi (tentando ancora una volta di raggiungere gli imputati), oppure recepire la tesi dell’Avvocatura dello Stato, secondo cui una novità introdotta dalla riforma Cartabia consentirebbe invece di andare avanti con il processo. La legge voluta dall’ex ministra della Giustizia, infatti, ha modificato l’articolo 420-bis specificando che il giudice può procedere in assenza dell’imputato “quando ritiene provato che lo stesso ha effettiva conoscenza della pendenza del processo e che la sua assenza all’udienza è dovuta a una scelta volontaria e consapevole“, e che a tal fine può tenere conto “di ogni circostanza rilevante“. Inoltre, la nuova norma prevede che si possa procedere anche quando l’imputato “è stato dichiarato latitante o si è in altro modo volontariamente sottratto alla conoscenza della pendenza del processo”. Gli avvocati della Presidenza del Consiglio, che si è costituita parte civile, hanno sostenuto in una memoria che la riforma, lasciando maggiore discrezionalità al giudice rispetto al testo precedente, apra alla possibilità di svolgere il processo.

Oggi davanti al gup era prevista l’audizione della premier Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che avrebbero dovuto riferire dei loro colloqui con il presidente dell’Egitto Abdel Fattah Al Sisi. Ma l’avvocatura dello Stato, nelle scorse settimane, ha comunicato al tribunale di Roma che i due non avrebbero deposto in quanto le conversazioni sono coperte dal segreto di Stato. “Dopo avere ascoltato le parole del procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, siamo sempre più convinti e determinati nel dire che il processo per il sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni vada fatto in Italia e debba iniziare il prima possibile” dice l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei genitori del ricercatore italiano, Paola e Claudio (video). “Il principio che deve essere sancito è che i cittadini italiani non possono essere sequestrati, torturati e uccisi, non possono subire la violazione dei loro diritti fondamentali nell’assoluta impunità perché gli aggressori si sottraggono al processo abusando del nostro sistema di diritto e di garanzia. Nessuno vuole negare il diritto di difesa a queste quattro persone, ma che vengano si facciano processare e si difendano. Vorremmo ringraziare tutte le persone che in ogni angolo del mondo non solo ci sostengono emotivamente, ma stanno facendo indagini che per noi sono molto preziose”.

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Regeni, la Procura di Roma chiede al giudice l’intervento della Consulta. La famiglia: “Il processo inizi prima possibile, basta impunità”

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