Gli inizi difficili al Festival di Sanremo 1993 con la canzone anti-abortista “In Te”, poi la volata e il successo in Spagna e in Sudamerica. Hit come “Laura non c’è”, “Da grande” e “Se io non avessi te” hanno segnato la carriera trentennale di Nek. Abbiamo incontrato l’artista dopo la festa al Teatro degli Arcimboldi di Milano dell’11 dicembre. Nel frattempo è uscito il disco “5030”, contenente otto hit riarrangiate per l’occasione che raccolgono i 30 anni di una carriera straordinaria e i suoi 50 anni di età. Duetti con Giuliano Sangiorgi (“Cuori in tempesta”), Jovanotti (“Fatti avanti amore”) e Francesco Renga (“Dimmi cos’è”). Dopo lo show agli Arcimboldi di Milano dell’11 dicembre, ci sono altri tre concerti: il 14 gennaio 2023 all’Europauditorium di Bologna, il 16 gennaio 2023 all’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 21 gennaio 2023 al Teatro Colosseo di Torino.

Quale sarà il futuro di Nek?
Vedo più tv nel mio futuro perché mi piace l’idea. Ci sono state esperienze, tempo fa, che hanno portato ottimi risultati ed è incoraggiante per me. Tutto quello che è nuovo e diverso dalla musica mi affascina, così cerco sempre di sperimentare. Così è la vita, la musica rimane sempre il primo amore, ma sono allettato anche da altri linguaggi di intrattenimento.

“Dalla strada al palco”, format di Carlo Conti, è stato un successo su Rai Due. Lo rifarete?
Non ci sono stati ancora contatti in questo senso, ma quando abbiamo terminato il programma c’era tutta l’intenzione di confermarlo. A me piacerebbe molto rifarlo e perché no, magari fare anche più ascolti della edizione precedente (ride, ndr).

Trent’anni di carriera. Il tuo primo bilancio?
Non sono capace di fare bilanci, ma vedo una stanza piena di ricordi di viaggio in Italia e nel mondo. Sono riuscito a raccogliere trofei ed affetto dalla gente che mi ha portato fino a qui. Nel settembre del 1992 usciva il mio primo disco e l’11 dicembre sono tornato a suonare agli Arcimboldi – dopo lo stop della pandemia – con tutta la mia band al completo. Insomma credo sia un privilegio avere la possibilità di celebrare un traguardo così e se ci pensi bene la cosa più complicata è resistere.

“In te”, il tuo debutto a Sanremo 1993, era una canzone contro l’aborto. Fu un momento difficile…
Moltissimo. È stato complicato e sono stati i critici musicali a renderlo ancora più difficile. Sono stato lapidato dai giornalisti. Avevo 20 anni e sono stato messo alla gogna. Pensavo di non farcela, ma grazie al coraggio e alla mia esperienza musicale, sono riuscito ad andare avanti.

Ricordi un altro momento complicato che sei riuscito a superare con la tua forza?
Sempre al Festival di Sanremo, nel 2019. Mi sono presentato con “Mi farò trovare pronto”. Non fu un pezzo efficace. Non è stato un momento facile. Nella vita di una persona, così come nel percorso artistico, ci sono alti e bassi. Ci sono treni presi e persi e delle occasioni volate via. Per fortuna però oggi sono qui e credo sia il frutto di un grande lavoro e di tanta passione e dedizione.

I rumors ti davano con Renga in lista per Sanremo 2023. Poi non è stato così. Cos’è successo?
Nulla. Eravamo in studio per incidere il duetto presente nel mio disco (‘Dimmi cos’è’, ndr) e abbiamo pubblicato la foto sui social. Il caso ha voluto che sia accaduto qualche giorno prima che Amadeus leggesse la lista dei Big di Sanremo. Tutto qui.

Avete qualche altro progetto in ballo?
Con Francesco Renga c’è una bellissima amicizia anche fuori dal palco. Mi piacerebbe moltissimo. E credo che magari qualcosa accadrà.

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