Domenica pomeriggio sono stato invitato alla palestra Baccelli in una zona periferica di Roma (in zona Trullo, anzi “ar Trullo” come si direbbe a Roma) a un incontro con gli attivisti e le attiviste di Extinction Rebellion. Se pensate qualcosa del tipo “sono quei c******i che buttano la zuppa sulle opere d’arte e che si incollano ai muri”, dico subito che ci sono diversi gruppi con modalità di azione diverse anche se con finalità simili: coinvolgere i cittadini e le cittadine in azioni dirette per far in modo che i governi agiscano per evitare il collasso climatico ed ecologico.

Ad esempio, il gruppo che ha lanciato la zuppa sui Girasoli di Vincent Van Gogh a Londra è “Just Stop Oil”. Quelli che si sono incollati alla Primavera del Botticelli a Firenze e hanno bloccato il traffico sul raccordo di Roma sono quelli di “Ultima Generazione”, che in realtà sono una “costola” di un gruppo molto più ampio e strutturato a livello internazionale nato in Gran Bretagna nel 2018, che è appunto quello che ho incontrato, Extinction Rebellion.

In qualità solo di docente universitario (“ah ma sei un ex parlamentare? Scusa di che partito?”), ho parlato delle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico. Chiariamo subito che non c’è alcuna “teoria” sul fatto che il clima del pianeta stia rapidamente cambiando e riscaldandosi globalmente a causa delle nostre emissioni di CO2: oggi parliamo di un fatto acclarato e riconosciuto dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica. Nel caso qualcuno avesse ancora dubbi, può consultare il sito della Nasa sul cambiamento climatico, che è una delle risorse migliori dal punto di vista divulgativo.

Se è vero che sia la concentrazione di CO2 che la temperatura globale presentano delle variazioni naturali e che siamo in ogni caso in una fase di incremento della CO2 dopo un’era glaciale, la velocità a cui i valori di CO2 stanno aumentando non ha precedenti. Sappiamo da una serie di evidenze scientifiche, tra cui i carotaggi di ghiaccio, che negli ultimi 800mila anni la concentrazione atmosferica di CO2 non ha mai superato il valore di 300 ppm. Oggi siamo a 420 ppm e in rapida crescita (vedi figura 1).

La CO2 aumenta l’effetto serra naturale della terra portando a un riscaldamento del pianeta. Per adesso, buona parte del calore in eccesso (circa il 90%) e della CO2 è stata assorbita dagli oceani, che sono diventati più caldi e acidi, ma gli effetti che stiamo vedendo sono l’inizio di una vera e propria catastrofe. Il riscaldamento degli oceani provoca una maggiore evaporazione dell’acqua, che è anche essa un gas che provoca l’effetto serra, con precipitazioni maggiori in quantità e intensità. Ecco il motivo di fenomeni estremi come il maggior numero di uragani negli Usa e le piogge torrenziali che hanno colpito le Marche e Ischia.

Gli accordi di Parigi del 2015 prevedono di mettere in campo delle azioni per limitare il riscaldamento globale a 2°C rispetto all’era pre-industriale (oggi siamo a circa +1°C) sforzandosi di contenerlo a +1.5°C. Molte persone pensano, purtroppo, “ma che sarà mai un grado in più?”. In realtà, pensare alla temperatura del nostro corpo ci fa capire la gravità della situazione. Con un grado in più è come se ora fossimo passati da 37 a 38°C. Arrivare a 38.5°C è significativamente diverso rispetto a 39°C (+2°C, il massimo che dovrebbe essere consentito secondo gli accordi di Parigi). Giungere addirittura a 40 o addirittura 41°C (e mantenere questa temperatura per molti anni) sarebbe devastante. Inoltre, il riscaldamento globale non è omogeneo in tutto il pianeta, ma è più intenso in alcune aree, tra cui proprio il nostro Paese (vedi Figura 2, più rosso più caldo).

Ci è stato descritto come funziona Extinction Rebellion, che ispira la sua azione agli studi di Erica Chenoweth secondo la quale “è sufficiente mobilitare il 3.5% della popolazione affinché il governo recepisca un’istanza” e “una protesta non violenta ha il doppio della probabilità di successo rispetto a una protesta violenta”.

Devo dire che la parte più interessante è arrivata dopo, nel confronto di chi autogestiva la palestra: un gruppo di sessantenni che hanno partecipato a lotte contro il nucleare, organizzato gruppi di acquisto collettivo e cose simili, e la generazione dei ragazzi ventenni che sembravano tutti alla loro prima esperienza di attivisti. All’inizio i “veterani” non volevano nemmeno dividersi in gruppi adottando il metodo di lavoro dei “giovani” (“ahò regà… ma o’ sapete davanti a chi state a parlà deeee suffraggette e de Gandhi… qui c’è ggente che pe’ difenne quello in cui crede è annata pure in galera…”), ma alla fine si è riusciti (a fatica) a trovare una mediazione. Dopo qualche consiglio (“noi ‘e lotte ‘e sapremo fa…. credemo ar valore de a’ cultura pe’ tutti…. Ce presentavamo in trecento ar concerto dei Pinkke FFloids e ce dovevano fa’ entrà aaggratissse…”) alla fine, da parte dei “veterani” c’è stato ascolto e condivisione della della battaglia contro il cambiamento climatico e da parte dei “giovani” una presa di consapevolezza su quanto possa essere essere oggettivamente difficile e frustrante lottare “contro il sistema”.

Un’altra osservazione (corretta) dei veterani è stato di scegliere il “nemico giusto”, perché se si attaccano le opere d’arte (cosa in che realtà Extinction Rebellion non ha fatto) poi si riceve solo pubblicità negativa, in quanto l’azione viene vista contro qualcosa di bello come l’arte e non un’azione efficace per sensibilizzare su una battaglia giusta. È stato anche suggerito che chi fa inferocire gli automobilisti romani rischia la sua, di estinzione. La cosa detta che più mi ha colpito è stata “conosci di più una persona facendoci una lotta assieme che in due anni di amicizia”. Vero.

Al di là del “come”, questi ragazzi e ragazze stanno lottando per un qualcosa di giusto. La pandemia ci ha insegnato come le crisi possano innescarsi e evolversi in modo veramente rapido e per quanto riguarda il cambiamento climatico stiamo correndo verso il disastro con il piede premuto sull’acceleratore. Se dovessi ricevere nuovi inviti parteciperò con piacere. Vorrei anche ringraziare i “veterani” che, al di là delle battute con tono un po’ paternalistico (e ci sta), sono stati davvero accoglienti. Hanno recuperato, mettendola a disposizione della collettività, la palestra Baccelli, uno spazio che prima era in condizioni di estremo degrado (“quando abbiamo pulito questo posto le siringhe le abbiamo portate via a secchi”).

Termino anche io con una provocazione: i paesi occidentali ritengono giusto fornire all’Ucraina che è stata aggredita ogni tipo di arma per la difesa di un territorio. Siamo davvero sicuri che sia così inaccettabile qualche azione nonviolenta per difendere invece l’intero nostro pianeta?

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