Tutti noi, chi più chi meno, conosciamo Matthew Perry, l’attore diventato famoso per aver interpretato il ruolo di Chandler Bing nella serie cult Friends. Pochi però sanno del suo passato turbolento, tra droghe e abusi. Lo ha raccontato lui stesso all’interno del suo nuovo libro autobiografico intitolato Friends, Lovers and the Big Terrible Thing, in uscita il prossimo mese.

Durante il tuor per promuovere il nuovo libro, Matthew ha raccontato, mettendosi a nudo davanti ai vari fan, il suo trascorso con droga e alcol iniziato già prima del suo ingaggio all’interno della serie tv Friends. La già delicata situazione in cui si trovava è andata aggravandosi nel 1997. In seguito ad un incidente su una moto d’acqua fu costretto, a causa delle lesioni, a prendere il Vicodin come antidolorifico. Da quel momento in poi ha iniziato ad alternare all’abuso di alcol anche quello di medicinali. In una delle sue numerose interviste, lui stesso ha raccontato l’accaduto e di come gli effetti collaterali fisici, legati all’abuso di medicinali e sostanze, fossero ben visibili: “Prendevo 55 Vicodin al giorno, pesavo 128 chili, ero in Friends che veniva guardato da 30 milioni di persone ed è per questo che non posso guardare lo show”.

Ricordi non proprio positivi quindi quelli legati allo show che lo ha reso famoso, di cui era protagonista insieme ai colleghi Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, David Schwimmer e Matt LeBlanc. Ricordi che oltre a non essere felici non sono nemmeno molto chiari, fatto che è emerso durante un’intervista fatta per BBC Radio2 quando alla domanda su quale fosse il suo episodio preferito Perry ha risposto: “Credo che la risposta sia che non mi ricordo tre anni di Friends. Avevo una regola: non avrei mai bevuto o fatto uso di droghe mentre lavoravo. Perché avevo troppo rispetto per le cinque persone con cui lavoravo. Quindi, non ero mai ubriaco mentre lavoravo”.

Ha poi raccontato un episodio delicato e toccante della sua vita di quando, nel 2018, a 49 anni, è finito in coma per due settimane e “i medici hanno detto alla mia famiglia che avevo il 2% di possibilità di vivere”. In ospedale lo davano ormai per spacciato, le possibilità di uscire dal coma erano minime: “Mi hanno attaccato ad una macchina per l’ossigeno. Si chiama Ave Maria, nessuno vi sopravvive”. Finito in riabilitazione già 15 volte e avendo subito 14 interventi chirurgici abbastanza delicati, il destino di Matthew sembrava ormai segnato: “Quella notte in cinque persone eravamo attaccate alla macchina, quattro sono morte e solo io sono sopravvissuto. Perché?”

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