Iniziò la sua avventura da Team Principal proclamando alla stampa: “Inizieremo una nuova era”. Da quel giorno però in Ferrari non sono stati raccolti grandi successi, al contrario, solo delusioni.

Nel 2019, anno in cui la Ferrari manifestò un improvviso, e quanto mai sospetto, incremento di potenza, seguì una sentenza segregata della Federazione che ne stroncò le prestazioni e le ambizioni, portando gli uomini del cavallino a vivere, nel 2020, una delle stagioni più brutte e tristi dell’intera sua storia.

Nel 2021, poi ancora, un anno di tribolazione con le aspettative tutte orientate al 2022, anno che doveva essere della rinascita e del riscatto. In parte lo è stato. Le prime gare della stagione avevano nuovamente infiammato i tanti tifosi che già credevano, dopo solo tre gare, di poter riconquistare quel titolo piloti che manca ormai dal lontano 2007.

Ciò che ha ferito poi profondamente, non è tanto il non essere riusciti a portare a casa il titolo, quanto invece, la gestione dei piloti e la continua difesa di un muretto troppe volte non all’altezza delle complicate situazioni di gara.

Perché poi ostinarsi a mantenere una parità di trattamento tra i piloti? Perché non scegliere chiaramente chi era la prima guida e chi la seconda? La storia della Formula 1 insegna da sempre che i trattamenti paritari in seno a qualsiasi squadra, non hanno mai portato a nulla di buono. Perché ostinarsi a non cambiare gli uomini del muretto, quando si continuava, quasi ad ogni gara, a commettere errori imperdonabili?

E pure, oggi c’è chi ancora in parte difende un uomo che, a parte una stagione di illusione, quella appena conclusasi, non ha portato a casa nessun risultato. Dovevamo attendere ancora? Dovevano concedergli altro tempo? Todt impiegò sei anni a vincere, è vero, ma ereditò pure una situazione disastrosa. Binotto invece ha ereditato una Ferrari già buona e ci ha consegnato, durante la sua gestione, una sentenza segregata, due anni di calvario e un anno di illusioni… può bastare così… per fortuna.

Ora iniziamo veramente una nuova era. Grazie.

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