Sempre più spesso nelle piccole aziende si sente parlare di “talenti” e delle difficoltà di attrarli. Un falso problema causato dalla errata interpretazione del significato che, in quelle realtà, si attribuisce al concetto di “talento”. Il talento, inteso come genio, in quelle imprese non ci arriva. In quel tipo di aziende il talento è semplicemente un esperto, non necessariamente anziano. E tante ricerche mostrano con prove solide e schiaccianti che esperti non si nasce, ma si diventa. E’ comprovato infatti da ricerche che tutti gli splendidi “talenti” incontrati nelle piccole aziende, durante gli anni della loro crescita, si sono esercitati intensamente e hanno studiato con capi-maestri coinvolti e impegnati e sono stati sostenuti entusiasticamente dai compagni di squadra.

In particolare è stato verificato che le differenze individuali tra le persone normali e quelle considerate di talento sono legate a differenze nella quantità e nella qualità della loro pratica. Una pratica metodica che richiede degli sforzi considerevoli, specifici e duraturi volti a raggiungere un obiettivo che prima non poteva essere raggiunto. Il vero talento-esperto è sempre alla ricerca di nuove opportunità per esercitarsi, per eliminare gli errori e le debolezze dal suo operato e per trovare dei modi per arrivare a dei risultati migliori.

Ovviamente, il viaggio verso l’eccellenza non è né per chi è debole di cuore, né per chi è impaziente. Lo sviluppo di una competenza autentica richiede un grande sforzo, il sacrificio e una onesta, spesso dolorosa, autovalutazione. La maggior parte delle persone non ha mai partecipato a competizioni, per cui non ha idea di quanto serva per giungere a determinati livelli. A chi non è dell’ambiente, può sembrare che le prestazioni dei talenti siano eccellenti per la grazia ricevuta dal Dna oppure perché risultato di un esercizio quotidiano costante di anni o addirittura di decenni. Tuttavia, il nascere o il vivere in una cava non fa diventare automaticamente dei geologi! Non sempre le doti naturali e l’esercizio portano alla perfezione. Per diventare dei talenti-esperti occorre un particolare tipo di pratica sistematico. Occorre metodo.

Non ci sono scorciatoie per raggiungere risultati di punta.

E’ anche vero, però, che qualora si ha a che fare con una pratica metodica è facile perdere la bussola. I talenti-esperti che raggiungono prestazioni di altissimo livello si trovano a ripetere spesso le azioni precedenti. Rispondono automaticamente a situazioni specifiche e alla fine si affidano esclusivamente al loro intuito. Siccome hanno interrotto la loro pratica metodica, non analizzano più ciò che hanno fatto e, alla fine, si trovano in difficoltà quando devono occuparsi di casi atipici o rari. Naturalmente non essendoci nessuna “pena” per avere smesso di esercitarsi metodicamente è difficile per loro essere consapevoli di questo intuizionismo strisciante finché, di fronte a situazioni non ordinarie e inconsuete, le loro risposte abituali (intuizioni) causano danni permanenti.

Naturalmente abbandonare uno stato di grazia abituale e rassicurante caratterizzato da successi richiede delle motivazioni considerevoli e del sacrificio, ma per non mollare è necessario avere tali motivazioni e la disciplina. Ma l’aspetto che fa maggiormente riflettere riguarda l’incapacità dei piccoli imprenditori di giudicare, nel senso appena descritto, un collaboratore come talento.

Spesso i piccoli imprenditori si chiedono: “Quando si può essere certi di avere a che fare con un autentico talento-esperto?” Il “talento” deve superare quattro prove. Primo: deve portare ad una prestazione che sia superiore a quella dei colleghi. Secondo: tale prestazione deve essere sistematicamente migliore, non un evento straordinario che potrebbe essere frutto di un colpo di fortuna. Terzo: il talento si manifesta in situazioni che colgono l’essenza del successo in un campo. Un calciatore, ad esempio, non deve essere solo abile nel palleggio, ma la sua prestazione deve produrre risultati positivi per la squadra e i suoi tifosi. In ultimo: per essere vero talento deve essere replicabile e misurabile. “Se non si può misurare, non si può migliorare”.

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