Vi ricordate le grandi teste di pietra dell’Isola di Pasqua? Non sappiamo perché furono costruite, ma probabilmente gli abitanti dell’isola pensavano che potessero risolvere qualche problema, forse assicurare un buon raccolto tutti gli anni. Ma non devono aver funzionato tanto bene dato che l’isola fu devastata dalla carestia e poi gran parte della popolazione fu deportata in Perù da mercanti di schiavi.

Oggi, le “Conferences of the Parties” (Cop), l’ultima delle quali è stata la Cop27 in Egitto, non sembra abbiano fatto molto meglio dei testoni di pietra pasquani per risolvere il problema che affrontavano: quello del cambiamento climatico. La Cop27 è risultata inutile, inefficace, ed è stata quasi completamente ignorata dai media.

Non è per dir male di quelli che organizzano queste conferenze, che sicuramente fanno del loro meglio. Ma il problema è irrisolvibile, almeno così come si cerca di impostare la soluzione. L’idea è di ridurre le emissioni tagliando i consumi di combustibili fossili. Ma l’economia mondiale, oggi, funziona principalmente con energia fossile e quindi tagliare i consumi significa forzare l’economia a contrarsi. In altre parole, ci forza a diventare tutti più poveri. Ci dovremmo stupire, allora, se alle Cop nessun governo si vuol prendere l’impegno di affamare i propri cittadini?

Certo, possiamo giocare al gioco di essere più efficienti e risparmiare, ma ci sono dei grossi limiti pratici, specialmente se considerate che i tagli necessari non sono marginali, ma radicali. Oppure possiamo giocare al gioco di spaventare la gente con discorsi tipo “stiamo viaggiando sull’autostrada per l’inferno”. Nessuno poi si stupisca se la gente cambia canale appena si parla di clima. Peggio ancora, insistiamo con il gioco di mettere un gruppo di persone dai capelli bianchi a discutere tutte insieme e sperare che questo risolva il problema del clima. Dopo che lo abbiamo fatto tutti gli anni per 27 anni, e sta andando sempre peggio, forse è il caso di cominciare a dire che non è un metodo molto efficace.

Insomma, è arrivato il momento di prendere atto del fallimento e cambiare approccio. Questo vuol dire lasciar perdere con l’idea delle Cop che i governi possano mettersi d’accordo per trovare una soluzione globale. Proviamo invece mettere la faccenda in mano ai cittadini, ovvero, partire dal basso invece che dal vertice. I cittadini hanno tutto l’interesse a liberarsi dai combustibili fossili, non per fare un piacere a un entità fantomatica chiamata “ambiente”, ma per liberarsi dalla schiavitù dei costi dell’energia che li stanno mandando in rovina.

Fino a pochi anni fa, non c’era molto che i cittadini potessero fare. Ma ora le cose sono cambiate con l’arrivo della “rivoluzione rinnovabile”: nuove tecnologie energetiche a basso costo che stanno rendendo i fossili obsoleti. Se vi interessate di queste cose, troverete che ovunque ci sono gruppi di cittadini che stanno cercando di mettere in pratica l’idea di prodursi la propria energia. Vogliono installare pannelli fotovoltaici e quelli che non possono farlo sulla loro proprietà vogliono associarsi a quelli che lo fanno.

Si può fare per mezzo delle “Comunità energetiche rinnovabili”, una piccola rivoluzione (e forse neanche tanto piccola) che mette in mano ai cittadini i mezzi di produzione dell’energia. Lo stesso si può fare su scala più piccola con il microfotovoltaico e in tanti altri modi. Quello che blocca o rallenta il tentativo dei cittadini di buona volontà di fare qualcosa di utile è sempre lo stesso: la maledetta burocrazia. Ma per liberarsi della burocrazia non c’è bisogno di trattati internazionali discussi da persone con i capelli bianchi in paesi remoti. Lo possiamo fare qui da noi, in Italia. Basta volerlo.

Mi immagino che al tempo della grande carestia sull’Isola di Pasqua ci fosse qualcuno che dava la colpa ai “no-statue” e sbraitava che era tutto perché non se ne erano costruite abbastanza. Evitiamo questo errore. Invece di lamentarsi, rimbocchiamoci le maniche e cominciamo a fare qualcosa di utile. Dobbiamo riorganizzare, efficientare, riforestare, rinaturalizzare, pulire e sistemare tante altre cose, ma l’energia rinnovabile è il fulcro della soluzione al problema climatico. Ce la possiamo fare!

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