Questa storia comincia circa un anno fa, quando viene pubblicato il mio libro e una amica mi scrive per dirmi che era finito nelle stories di una influencer che lei seguiva. Strano, penso io, il libro parla di comunicazione e di crisi (ah, se lo volete leggere, mica mi offendo, si intitola Crisis Therapy, è pubblicato da Il Sole24 Ore e lo trovate sui soliti canali on ed offline).

Non sono un grande frequentatore di pagine create da influencer, quindi la cosa mi incuriosì parecchio. Mi collegai e cercai il profilo di Martina Luchena, la persona di cui mi aveva parlato la mia amica. In effetti non mentiva, nelle stories di Martina faceva bella mostra di sé il libro, tenuto in mano da Maurizio Bonori, il compagno di Martina, tutto intento nella lettura. Cominciai a curiosare sul profilo di Maurizio e pochi minuti dopo mi ero già scordato del libro. A catturare la mia attenzione erano stati una serie di scatti in cui appariva con suo figlio, Santiago. Quello che stavo guardando era molto diverso dall’idea che si può avere di una pagina pensata a tavolino e messa online da un abile content creator; piuttosto, ti sentivi seduto sul divano di casa Bonori, a sfogliare l’album di famiglia.

Foto delle vacanze al mare, delle gite nel bosco a cercare foglie e funghi, delle grigliate con gli amici e di tutte le altre cose che tante famiglie fanno. Nulla era online per fare pubblicità a questo o a quel brand, si raccontava solo un bel rapporto fra padre e figlio. Cominciai a seguire Maurizio e Santiago, e giorno dopo giorno la mia curiosità cresceva. Ogni tanto anche Martina (Marti come la chiamano Maurizio e Santiago), faceva capolino in quelle foto, ma ancora una volta si trattava, semplicemente e stupendamente, di una famiglia allargata. Se leggete questo blog da un pochino sapete che tengo particolarmente al ruolo dei papà nella crescita dei figli (i figli, ho sempre detto, si fanno e si crescono in due, nessuno può o deve tirarsi fuori da questo viaggio meraviglioso) e sentivo che in qualche modo volevo conoscere meglio Maurizio.

Gli scrissi e in brevissimo tempo mi rispose, ci scambiammo i numeri di telefono e, senza esserci mai visti in faccia, cominciammo a chiacchierare come vecchi amici. Maurizio oggi ha 32 anni e non ha alcun problema a dire che in vita sua ha fatto alcuni sbagli perché, come dichiara serenamente, da ragazzo aveva una testa “alternativa” che lo ha portato anche a scontrarsi con la sua famiglia, soprattutto col papà Flavio (industriale della bresciana di cui parleremo più avanti).

A 20 anni, non volendo camminare sul solco che la vita sembrava avere già tracciato per lui, comincia a fare tanti lavori; barman, vocalist, speaker radiofonico fino a che, ad appena 22 anni, scopre che la sua vita sta per cambiare; pochi mesi e diventerà padre. Facile immaginare tutto quello che può passare nella testa di un ragazzo poco più che ventenne che sta per diventare papà, ma quando gli danno in braccio Santiago per la prima volta, alle 2.14 del 15 maggio 2014, Maurizio cambia di colpo e, si dice, “non puoi proteggere tuo figlio, se continui così.”


Non sa bene cosa farà da quel momento, la sua unica certezza è che farà il papà per sempre, vuole che suo figlio abbia un riferimento sicuro, vuole crescere con suo figlio e per suo figlio.

Inizia un’impresa nel mondo della moda; si comincia bene, ma poi, per varie ragioni il castello crolla e nella vita di Maurizio arriva un altro momento importante; quello in cui riallaccia i rapporti con suo papà Flavio che, anche se forse fino ad allora Maurizio non lo aveva mai capito fino in fondo, in realtà gli è sempre stato alle spalle, ma nel modo meno facile e meno scontato; non pagando i conti e spianandogli la strada, bensì insegnandogli a farsi strada da solo e camminare con le sue gambe. Flavio guarda Maurizio e quando il figlio è forse in uno dei momenti più difficili, gli dice poche parole: “Sono tuo papà, se vuoi parlami”. Basta quello per far capire a Maurizio l’amore di suo padre e per farlo ripartire a mille all’ora.

Ancora una volta ricomincia, sempre con Santiago al suo fianco. Non rinuncia ad un solo minuto del tempo che ha con suo figlio e crea la sua impresa giorno dopo giorno senza che questo sia una scusa per sottrarsi ai suoi doveri (e piaceri) di padre. Non si saltano i compleanni, le visite dal dottore, le riunioni di classe, le andate allo stadio o la tachipirina se arriva la febbre. Nel raccontarmi quella parte della sua vita, Maurizio mi dice una frase che mi colpisce molto: “Si può fare il papà anche se non si è più coppia, se si lavora e si va in giro”. Pochissime parole che riassumono tante scuse che ho sentito in questi anni nei parchi o alle feste in cui accompagnavo Marco e Giovanni.

Poco dopo, nella vita di Maurizio e Santiago arriva Martina e, nonostante Instagram sia parte del lavoro di entrambi, per un pochino le stories si fermano; bisogna dare a Santiago il tempo per conoscere Marti e per farlo non possono esserci distrazioni. Santiago, ancora una volta, viene prima di tutto. Lo ammetto, confessa Maurizio, sono un pochino chioccia con mio figlio, ma quello di padre è il ruolo più importante della mia vita. Continuo a scorrere le foto del loro “album di famiglia online” e vedo che Santi (ormai anche io lo chiamo così), sorride sempre. Sai perché? – mi dice Maurizio – semplicemente perché è sereno. Vive una vita normale, dove anche io, con lui, sorrido. Se un bambino non sorride, alla fine è perché non sorridi tu.

Passano pochi giorni e, finalmente, conosco Santiago. Dopo qualche breve timidezza, una volta che abbiamo rotto il ghiaccio, mi racconta un sacco di cose. Mi dice dei calci al pallone assieme a Maurizio, di quella volta che hanno fatto la lotta (e ha vinto lui, tiene a ribadire!), di quando hanno costruito ciascuno una casetta coi Lego e poi le hanno messe assieme facendo una specie di palazzo con quella fatta da lui, quella fatta da Maurizio e quella fatta da Martina. Del viaggio a Marsa Alam che gli è piaciuto un sacchissimo (parole sue) e del desiderio di andare in curva allo stadio.

E mi racconta di nonno Flavio, di come ami andare in giro con lui, allo stadio o anche stare a casa a guardare le partite del Brescia e del Milan. Oggi nonno Flavio sa che Maurizio è il papà e a lui resta lo splendido compito di fare il nonno e, se gli va, anche viziare suo nipote.

“Santi, dimmi una cosa. Giuro che tengo il segreto. Pensa di scrivere un biglietto per il compleanno di papà, che cosa gli scriveresti?” Lui si ferma un attimo, guarda in alto, pensa con la serietà che solo un bambino di 8 anni sa avere e poi, come se si fosse illuminato mi fa: Lo so! Ci scrivo: Tanti auguri papi, ti voglio bene.

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