Il governo Meloni ha cambiato il nome del Ministero dell’Istruzione Pubblica in Ministero dell’Istruzione e del Merito, sollevando una ridda di commenti e polemiche. Qualunque società ha bisogno, almeno occasionalmente, di valutare e premiare meriti: se ad un concorso pubblico che bandisce cento posti si presentano 200 candidati, sarà evidentemente necessario fare una graduatoria sulla base della minore o maggiore competenza e capacità di occupare i ruoli messi a bando.

Purtroppo, la meritocrazia si oppone all’uguaglianza e introduce disparità di trattamento tra i cittadini. Nell’esempio precedente il concorso avrà cento vincitori e cento sconfitti: lo scopo della meritocrazia non è abolire le disuguaglianze ma motivarle in modo il più possibile onesto e razionale.

Un grave problema sta nel fatto che la valutazione del merito, della competenza e della capacità, anche in un sistema ideale e perfetto, è difficile e in parte arbitraria; spesso si basa su indicatori di performance che si presumono correlati in qualche misura all’effettiva capacità del soggetto. L’incertezza della valutazione si complica con la possibilità di imbrogli e sotterfugi, dalle raccomandazioni ai favoritismi.

Infine, nessun sistema meritocratico, neppure il più onesto, sarà considerato giusto da chi è stato scartato nella valutazione: i cento vincitori del concorso del nostro esempio saranno certamente convinti che la valutazione sia stata equa, ma i cento perdenti penseranno che la graduatoria sia stata stilata in base alle raccomandazioni, che a loro mancavano. In sintesi: la valutazione del merito è necessaria ma non si deve esagerare nel premiarlo.

Quando il discorso meritocratico si applica alla scuola, ai problemi generali considerati sopra se ne aggiungono altri: lo scopo della scuola è fornire agli studenti cultura, competenze e estrumenti intellettuali necessari a farne cittadini responsabili. La valutazione scolastica è una valutazione di merito, effettuata attraverso voti più o meno alti, ma è anche accertamento del raggiungimento di un risultato minimo al di sotto del quale lo studente non consegue quelle competenze che gli servono per un proficuo inserimento sociale. La bocciatura e il ripetere l’anno o l’esame ha il fine di garantire che tutti gli studenti possiedano almeno le competenze minime: bocciare chi non ha imparato a leggere e scrivere serve a sconfiggere la piaga dell’analfabetismo, costringendo l’analfabeta a studiare e certamente non è interesse dell’analfabeta rimanere tale, né della società popolarsi di analfabeti siano essi promossi o bocciati agli esami.

Ovviamente, la meritocrazia applicata alla scuola comporta problemi, primo fra tutti le disuguaglianze “di partenza”: bambini e studenti che provengono da famiglie ricche, e soprattutto ricche in senso culturale, sono avvantaggiati. Infatti non è tanto la ricchezza economica a creare la disparità, ma la ricchezza culturale: se a casa ci sia una biblioteca; se a casa si dia valore alla cultura; se il genitore studia con il bambino o lo lascia a se stesso; se in caso di bocciatura il genitore fa fare al figlio corsi di ripetizione o cita in tribunale i professori.

La Costituzione giustamente dice che lo Stato deve aiutare i capaci e meritevoli se privi di mezzi, ma non può andare oltre il supporto economico: ogni bambino deve crescere nella sua famiglia e alcune famiglie valutano l’istruzione più di altre. In questa luce va letto anche il dato statistico per cui l’istruzione non fornisce più l’ascensore sociale, dato vero ma dipendente più dal modello familiare che dall’adeguatezza del sistema scolastico.

Ricostruire un buon rapporto tra i cittadini e la scuola è difficile, ed è dubbio che la demagogia del governo Meloni possa ottenere questo risultato. A parole il merito lo vogliono tutti, ma ciascuno ritiene che la società dia valore al merito se premia il proprio pargolo, e che sia antimeritocratica e corrotta se il proprio pargolo viene bocciato prima a scuola e poi ai concorsi. Poiché una cospicua minoranza di cittadini è convinta che la società sia antimeritocratica, la promessa di una meritocrazia onesta ha un grande potere demagogico.

Il ministero della Meritocrazia era già stato proposto a suo tempo dal M5S e oggi viene istituito da FdI: demagogia allora come ora.

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