Diciotto mesi di ritardi e una virata di 180 gradi a pochi metri dal traguardo, forse. E’ ormai doppio il dubbio, se cioè entro il 26 ottobre Commissione europea effettivamente rilascerà la bozza finale della nuova normativa Euro 7, ma anche se si vedrà confermato una clamoroso ripensamento sul provvedimento destinato a regolare nei prossimi anni le emissioni inquinanti di vetture e veicoli commerciali. Capiremo insomma se, invece dell’elefante che avrebbe dovuto invadere la cristalleria dei motori a combustione, decretandone la fine, nascerà un innocuo e ragionevole topolino.

Questo il senso dell’indiscrezione raccolta dal sito Politico.eu, vicinissimo alle segrete stanze delle istituzioni di Bruxelles e capace, a quanto riferisce, di entrare in possesso della bozza finale proprio della normativa Euro 7. Nella premessa dell’articolo di Politico.eu, una considerazione che viene attribuita proprio al testo della bozza, e che sarebbe una clamorosa inversione di marcia rispetto a qualsiasi indirizzo comunicato e difeso strenuamente finora. La Commissione avrebbe preso coscienza del nuovo quadro economico continentale, dell’inflazione in crescita e soprattutto delle problematiche specifiche del settore automobilistico, a partire dall’aumento del costo dell’energia fino alle difficoltà di approvvigionamento di componentistica.

Come risultato, l’Europa avrebbe imboccato la via della continuità, prevedendo per le nuove regole Euro 7 un mantenimento praticamente totale degli standard attuali Euro 6, in vigore dal 2014. Il vincolo naturalmente vale per gli agenti inquinanti propriamente detti, e non per CO2, che è considerata come noto fattore climalterante. La conseguenza del quadro disegnato da Politico.eu è chiara: nessuna interruzione programmata alla produzione di motori a benzina e gasolio, per i quali gli standard Euro 7 precedentemente pronosticati avrebbero significato l’uscita dal mercato, complici costi di adeguamento insostenibili per i costruttori e incompatibili con il prezzo finale di qualsiasi vettura.

La Commissione avrebbe trasformato la punizione in una tregua, in attesa della normativa Fit For 55, la cui revisione finale è prevista per il 2024, e che fisserebbe comunque il blocco alle vendite di vetture non elettriche nel 2035. La Commissione europea rischia così di avviare un procedimento che richiede certamente la partecipazione del Parlamento e del Consiglio, che disegna un orizzonte per l’entrata in vigore della norma Euro 7 nel 2026, ma che soprattutto apre scenari quasi imprevisti per le Case costruttrici. Come appareva imprevista l’inversione di rotta, potrebbe esserlo l’effetto domino che potrebbe avviare. Per un fatto tecnico, l’addio ai motori termici non sarà rapido quanto alcuni prevedevano, costringendo molti allo sviluppo di una ulteriore generazione di vetture benzina e diesel con cui popolare i listini fino al termine del decennio, almeno. Chi ha puntato tutto sull’elettrico aveva scelto deliberatamente il gioco dell’anticipo, ma ora rischia il colpo a vuoto, perché prematuro.

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