Le notizie odierne sono impressionanti sia sul piano internazionale che sul piano interno. Sul piano internazionale si assiste alla perniciosa escalation della tensione militare tra Ucraina (in realtà gli Usa) e Russia. Il Parlamento di quest’ultima, infatti, ha dichiarato l’annessione al territorio russo di quattro regioni dell’Ucraina, di cui due costituenti il Donbass, dopo l’esperimento di un referendum risoltosi, a dire di Putin, in modo totale a favore dell’annessione.

Sulla base di questo risultato Putin si è dichiarato disponibile a una trattativa per porre fine alla guerra, ma Zelensky, sostenuto dagli Usa, ha rifiutato questa possibilità, passando al contrattacco nell’intero sud dell’Ucraina. Sfumano così le possibilità di un cessate il fuoco e la tragedia della guerra continua a mietere vittime civili e militari. Sul piano europeo si assiste al fallimento completo del sistema economico neoliberista imposto con i trattati. Infatti Scholz, impersonando lo spirito aggressivo e predatorio della Germania della seconda guerra mondiale, ha fatto prevalere gli interessi tedeschi, in pieno contrasto con gli interessi degli altri Stati membri dell’Europa.

Questo misfatto si è realizzato con vari provvedimenti. Sono stati stanziati 100 miliardi per il riarmo della Germania. Altri 200 miliardi per il pagamento delle bollette energetiche. Si è deciso di non porre un tetto al costo dell’energia. È stata respinta la proposta alla tassazione dei super-profitti delle aziende energetiche, lasciando libero corso al mercato generale e favorendo soprattutto Olanda e Norvegia (produttori di gas) ai danni di tutti gli altri Paesi europei.

Nella descritta situazione la Germania ha fortemente aumentato la sua superiorità economica, anche mettendo fuori bilancio i propri debiti, che consistono nel 69% del Pil (mentre il debito italiano è arrivato al 151% del Pil, facendo salire lo Spread oltre i 250 punti percentuali). Insomma Scholz ha dichiarato una vera e propria guerra economica all’interno dell’Unione europea, chiedendo altresì il ritorno all’austerity, in modo da schiacciare definitivamente l’economia degli Stati più deboli come l’Italia. La quale si appresta a sostenere l’impatto dell’aumento delle bollette nella speranza che lo Stato ne assuma almeno il 50%, come richiesto dalla rivista TPI.

Si tratta comunque di una divisione degli oneri all’interno della nazione già stremata dagli effetti di una pessima condotta governativa che da trenta anni ispira i nostri esecutivi. A tal proposito è da ricordare che il nostro decreto legge, denominato Aiuti bis, sul taglio dei super-profitti delle aziende energetiche, anziché tassare questi ultimi, ha tassato l’intero fatturato, commettendo un gravissimo errore giuridico, che ha comportato una valanga di ricorsi da parte delle stesse aziende energetiche e ha fatto svanire l’ipotizzato guadagno per le casse dello Stato di 10 miliardi di euro.

I responsabili di questo errore sono stati principalmente il ministro Franco e il sottosegretario Garofalo, oltre l’intero consiglio dei ministri e Mario Draghi che ha firmato il provvedimento. Lo stesso Mario Draghi intanto, non prende atto del fallimento totale del neoliberismo e continua ad agire come se il crollo immane dell’intero sistema economico predatorio neoliberista non si fosse verificato.

Gli osservatori più acuti temono però che tra qualche settimana il popolo italiano comincerà a capire i disastri ai quali ci ha portato il neoliberismo. D’altro canto gli economisti più avveduti già prevedono, a brevissimo termine, un aumento vorticoso dell’inflazione, la chiusura di moltissime industrie, un aumento senza fine della povertà assoluta. Con la conseguenza che tutto questo dovrebbe far aprire gli occhi a un popolo che ha creduto nelle menzogne del pensiero neoliberista e farlo risvegliare dal torpore e dalla indifferenza dei propri comportamenti.

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