Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro il rapporto approvato oggi dal Parlamento Europeo che indica l’Ungheria di Viktor Orban come un rischio sistemico per i valori dell’Ue e chiede l’intervento più deciso del Consiglio. I gruppi ID ed ECR, che raggruppano gli europarlamentari del Carroccio e del partito meloniano, si sono infatti opposti in blocco al rapporto. Una scelta, quella di votare contro il rapporto, che potrebbe creare qualche crepa nel centrodestra, visto che Silvio Berlusconi ha detto al Tg3 che “se questi signori, i nostri alleati, di cui ho fiducia e rispetto dovessero partire per direzioni diverse noi non staremmo nel governo“. Il capo di Forza Italia sostiene infatti che la presenza del suo partito “nel governo è garanzia assoluta che il governo sarà liberale, cristiano, europeista e atlantista”.

Usa: “Ungheria partner Nato” – Sono noti, infatti, i rapporti di vicinanza tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni e Viktor Orban: seppur in vertici separati i leader di Lega e Fdi hanno incontrato più volte il presidente ungherese. Sulla questione intervengono anche gli Stati Uniti. “L’Ungheria è un paese partner e un alleato della Nato”, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato americano, Ned Price, in un punto con la stampa a proposito della condanna di Budapest da parte dell’Eurocamera. “Le alleanze si basano anche sui valori comuni e sono quelli che gli Stati Uniti vogliono sempre vedere rispettati”, ha aggiunto.

Il rapporto Ue – Eppure, secondo il Parlamento Europeo, da oggi l’Ungheria “non può più essere considerata una democrazia”. La situazione di Budapest si è degradata a tal punto che è diventato una “autocrazia elettorale”, si legge nel rapporto approvato con 433 voti favorevoli, 123 contro e 28 astensioni. Nella relazione in cui si stigmatizza “l’inazione” dell’Ue, che ha “peggiorato le cose” e si raccomanda che l’erogazione dei fondi per la ripresa a Budapest sia sospesa “finché il Paese non si allineerà alle raccomandazioni dell’Ue e alle decisioni della giustizia comunitaria”. Per l’Aula “ogni ritardo nella procedura legata all’articolo 7 equivarrebbe ad una violazione dello Stato di diritto da parte del Consiglio”. Vengono condannati gli “sforzi deliberati e sistematici” dell’Ungheria contro i valori europei e si chiedono “risultati” per quanto riguarda la procedura ex articolo 7.

Le preoccupazioni dell’Europarlamento – I deputati chiedono alla Commissione di fare uso di tutti gli strumenti a sua disposizione, in particolare il meccanismo di condizionalità a tutela del bilancio Ue, che protegge i fondi comunitari dalle violazioni dello Stato di diritto. Le principali preoccupazioni dei deputati riguardano l’indipendenza della magistratura, la corruzione, i conflitti di interesse, la libertà di espressione e il pluralismo dei media, la libertà accademica, quella religiosa, la libertà di associazione, l’uguaglianza di trattamento, inclusi i diritti delle persone Lgbt, i diritti dei minori, dei migranti e dei richiedenti asilo, del funzionamento del sistema elettorale e costituzionale.

“Non è più una democrazia” – La relatrice Gwendoline Delbos-Corfield, francese dei Verdi, sottolinea che “le conclusioni della relazione sono chiare e inequivocabili: l’Ungheria non è più una democrazia. Era fondamentale che il Parlamento prendesse posizione, tenendo conto dell’urgenza e della gravità degli attacchi contro lo Stato di diritto in Ungheria. Oltre a riconoscere la strategia autocratica di Fidesz (il partito guidato da Viktor Orban, che oggi nel Parlamento è tra i Non Iscritti dopo essere uscito dal Ppe, ndr), una grande maggioranza dei deputati sostiene questa posizione, che è una prima assoluta per il Parlamento. Dovrebbe essere un campanello d’allarme per Commissione e Consiglio”.

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