Le popstar non sono solo dei superficiali fenomeni di costume. Una popstar, con le sue scelte, i suoi gesti, le sue affermazioni pubbliche, contribuisce a dare forma a comunità interpretative all’interno dell’opinione pubblica. E Laura Pausini è, al di là di ogni dubbio, una famosa popstar.

Ed è una popstar che non vuole cantare Bella Ciao. In sé la cosa è più che legittima. Potrebbe non volerlo fare perché la canzone le pare brutta. O perché la melodia non è adatta alla sua voce. O per qualunque altro motivo possibile. Invece Pausini spiega che non lo vuole fare perché non canta canzoni né di destra né di sinistra. Ecco, questa è un’argomentazione interessante. E sinceramente strana.

Bella Ciao è associata alla Resistenza italiana. Che è un movimento politico molto composito, con formazioni comuniste, socialiste, azioniste, cattoliche, repubblicane, liberali. Quindi, in sé, né di destra né di sinistra. Inoltre, i valori della Resistenza sono i valori del CLN, accolti poi dalla Costituente e trasfusi nella Costituzione della Repubblica italiana. Quindi questa canzone dovrebbe essere cantata anche da un’artista che non vuole cantare canzoni né di destra né di sinistra. Oltre tutto, se si legge il testo, si capisce benissimo che il valore fondamentale al quale si fa riferimento è quello della “guerra patriottica”, una delle tre fondamentali componenti ideali della Resistenza secondo quello che sostiene Claudio Pavone in Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, un libro ancora oggi fondamentale per capire l’orizzonte etico della guerra partigiana.

Ma per Pausini queste argomentazioni, evidentemente, non hanno valore. E quindi non ha voluto cantare Bella Ciao.

E allora, cosa ha inteso dire affermando di non voler cantare canzoni né di destra né di sinistra? Io la capisco così: che i valori di una libera democrazia sono di “sinistra”; e che “destra” è un termine che si identifica col progetto del “Nuovo Ordine Europeo”, cioè il progetto coltivato dal totalitarismo nazi-fascista, un sistema politico razzista e genocida. Dunque, Pausini vuole essere equidistante tra questi due valori: la democrazia e il nazifascismo. E questo mi pare l’unico senso che si può attribuire al suo gesto e alla sua dichiarazione.

Ma è veramente questo, ciò che pensa? Ed è questo, ciò che pensano coloro che hanno apprezzato il suo gesto?

No, perché sarebbe meglio saperlo, così, tanto per avere le idee più chiare.

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