Non c’è il tetto al prezzo del gas, che come ha ammesso sia il commissario Ue Thierry Breton sarebbe a questo punto inutile visto il forte calo delle forniture da Mosca, né le attese misure per garantire liquidità agli importatori di gas che rischiano di andare gambe all’aria. Martedì la Commissione europea ha finalmente approvato il suo atteso pacchetto di proposte per un “intervento di emergenza per affrontare gli alti prezzi dell’energia”. I punti chiave sono tre. Una riduzione obbligatoria di almeno il 5% dei consumi di elettricità nelle ore di picco, quando i prezzi sono più alti e la domanda è coperta soprattutto dalle centrali a gas. Un tetto di 180 euro/megawattora ai ricavi dei produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili e da nucleare: la differenza rispetto al prezzo di mercato – che in Italia in questi giorni è ben sopra i 450 euro – andrebbe confiscata per essere poi utilizzata dagli Stati per mitigare l’impatto dei rincari su famiglie e imprese. Infine, con la stessa finalità, un contributo di solidarietà di almeno il 33% sugli extraprofitti delle compagnie attive nei settori del petrolio, del gas, del carbone e della raffinazione. Dai due interventi si potrebbero ricavare 140 miliardi complessivi, stando alle stime Ue. I mercati hanno preso atto che il tetto al prezzo non c’è e sul Ttf di Amsterdam il gas è salito del 9,7% a 217,88 euro al Megawattora.

La proposta di regolamento del Consiglio è stata approvata dai commissari (sulla base basato dell’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, che autorizza l’iter d’urgenza) dopo mesi di attesa e ripensamenti su come procedere. A fine mese sarà sul tavolo del Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia dei 27. Il documento arriva con notevole ritardo, considerato che i singoli Paesi si sono intanto mossi in ordine sparso per finanziare misure di sostegno ai consumatori mentre i prezzi del gas arrivavano a superare i 340 euro al megawattora contro i meno di 30 dell’agosto 2021. E il lavoro non è ancora concluso: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha detto che sarà anche messo a punto un “benchmark più rappresentativo” rispetto al Ttf e si farà qualcosa per “risolvere i problemi” di liquidità delle imprese dell’energia sui mercati dei derivati. A fine anno arriverà poi la proposta sulla riforma del mercato elettrico.

La riduzione dei consumi – Torniamo a quello che potrebbe essere deciso subito. Per superare l’inverno occorre preservare il più possibile le riserve di gas accumulate finora riducendo i consumi elettrici, scrive nero su bianco la Commissione. Per questo il regolamento fissa due obiettivi di riduzione della domanda: in generale, i Paesi dovranno adottare misure per tagliare la domanda (per esempio attraverso campagne informative dirette ai consumatori). In aggiunta, viene proposto un target obbligatorio di “almeno il 5% di riduzione del consumo lordo di elettricità durante selezionate ore di picco che coprano almeno il 10% delle ore di ogni mese in cui ci si attende che i prezzi siano più alti”. Ogni Paese dovrebbe selezionare una fascia di 3-4 ore al giorno, quelle di picco o quelle in cui la generazione di elettricità da rinnovabili è bassa e per coprire la domanda entrano in funzione le centrali a gas. Per raggiungere l’obiettivo, che potrebbe far scendere il consumo di gas del 3,8%, si dovrebbe procedere – è il consiglio dei commissari – con aste o bandi mirati a incentivare chi accetta una riduzione temporanea delle forniture.

Il tetto ai ricavi dei produttori da rinnovabili e nucleare – In attesa della riforma strutturale del mercato elettrico, che dovrebbe sganciare il meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica dal costo degli impianti “marginali”, solitamente quelli a gas, la Commissione ritiene necessario limitare temporaneamente “gli straordinari ricavi dei produttori con costi più bassi”. Cioè quelli che sulla base dei prezzi che si formano sui cosiddetti “mercati del giorno prima” incassano in queste settimane 400-500 euro per ogni megawattora immesso in rete a fronte di quotazioni che prima dell’invasione russa dell’Ucraina erano stabilmente sotto i 180 euro. La proposta è di mettere un tetto proprio a quel livello, ritenuto ben sopra le aspettative iniziali del mercato e adeguato per garantire comunque ai produttori un “margine ragionevole” e non ridurre la loro capacità di investimento. Esentati i produttori che vendono sulla base di contratti di lungo termine e dunque non beneficiano dei prezzi altissimi di questi mesi.

La differenza tra prezzo di mercato e tetto sarà raccolta dagli Stati e andrà usata per finanziare misure come sostegni al reddito, sconti sulle bollette, investimenti per ridurre i consumi o tetti nazionali ai prezzi al consumo. La Ue suggerisce di privilegiare gli utenti più vulnerabili: questo aiuta anche a sostenere il livello dei consumi, perché le famiglie con redditi più bassi inevitabilmente spendono una quota maggiore dei propri redditi (i più ricchi hanno maggiore capacità di risparmio).

Il contributo di solidarietà per le aziende “fossili” – Diverso l’intervento suggerito per colpire gli extraprofitti dei produttori da fonti fossili. Le compagnie europee che derivano almeno il 75% dei ricavi dai settori del petrolio, del gas, del carbone e della raffinazione “hanno visto i loro profitti schizzare per effetto delle improvvise e imprevedibili circostanze legate a guerra, calo delle forniture e aumento della domanda a causa delle alte temperature”, nota la Commissione. Per questo è previsto un – temporaneo ed eccezionale – contributo di solidarietà da applicare ai profitti tassabili. Secondo Bruxelles non vanno colpiti interamente perché “potrebbero essere usati per futuri investimenti o per assicurare la loro stabilità finanziaria durante la crisi energetica”. La proposta è quindi di applicare un prelievo del 33% sugli utili del 2022 che superano del 20% la media degli ultimi tre anni. I Paesi che importano tutta l’elettricità che consumano dovrebbero beneficiare comunque del balzello tramite “accordi di solidarietà”, secondo il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans,

Gli Stati “restano liberi di applicare un’aliquota più elevata nel caso in cui abbiano già introdotto un contributo di solidarietà, un prelievo o una tassa sugli utili imponibili eccedenti delle imprese energetiche”. L’Italia come è noto ha introdotto un’imposta del 25% sul maggior margine imponibile Iva realizzato tra ottobre 2021 e 30 aprile 2022 rispetto al periodo ottobre 2020-aprile 2021. La misura è stata oggetto di numerosi ricorsi e le imprese hanno versato a titolo di acconto del 40% solo 1 miliardo a fronte dei 4 attesi, tanto che secondo indiscrezioni il governo sta studiando modifiche.

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