Ambiente, giovani, trasparenza, inclusione, diritti e lavoro. Sono questi i grandi assenti del dibattito politico italiano in queste settimane di campagna elettorale. Almeno secondo The Good Lobby, organizzazione non profit impegnata nel “lobbying per buone cause” – così si autodefinisce- ovvero la volontà di influenzare le decisioni pubbliche, fare pressione sui politici, funzionari e chiunque abbia incarichi di potere per proteggere il bene comune e i diritti di tutti, specialmente dei più deboli ed emarginati.

La nuova iniziativa si chiama “Fuori Programma” ed è consultabile sul sito dell’organizzazione, insieme alla petizione correlata. Si tratta di una raccolta di 27 proposte politiche da parte di movimenti, gruppi civici e organizzazioni della società civile che non hanno trovato spazio nel dibattito pubblico e soprattutto nei programmi elettorali dei partiti in questa campagna elettorale. Per i cittadini temi come il cambiamento climatico, l’inclusione sociale, il diritto alla salute e al lavoro sono cruciali per lo sviluppo futuro del Paese. Nonostante questo interesse, e nonostante la complessità di tali dinamiche, secondo The Good Lobby la politica ha scelto di concentrarsi su altro.

“Fuori Programma” sostiene di essere portavoce delle preoccupazioni e delle aspettative dei cittadini: dal salario minimo alle cure psicologiche per chi ne ha bisogno, passando per il diritto di voto per i cinque milioni di fuori sede. L’obiettivo è di presentarlo non solo all’opinione pubblica ma anche alle segreterie dei partiti e ai candidati alle politiche. “Le elezioni convocate in fretta e furia non possono essere una scusa per giustificare lo scarso confronto dei partiti con la società civile e le sue molteplici istanze”, dichiara Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby, che rimprovera alle forze politiche di non aver fatto sufficiente affidamento ai movimenti dal basso, alle loro competenze e visioni a lungo termine. “Se i cittadini si sentono sempre meno rappresentati dai partiti”, continua Anghelé, “e se a disertare le urne sono soprattutto i giovani, le persone a reddito basso e gli italiani del Sud, il nostro intento è quello di portare alla politica le loro proposte. È ora che la società civile faccia politica, nel senso più nobile del termine”.

Immagine in evidenza d’archivio

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