“Primo giorno di scuola?”

“Primo giorno sì, in tutti i sensi. Prendo servizio oggi. Che emozione. Chissà come sarà questo nuovo anno scolastico?”

“Come vuoi che sia? Come gli altri. Approssimativo fino a Natale, confuso fino a Pasqua, burocraticamente asfittico in primavera e poi si rotola fino a metà luglio invocando pietà”.

“Intanto devo ancora leggere tutte le linee guida sulla ripartenza, ho già l’ansia”.

“Te le riassumo io: iniziamo e poi vediamo“.

“Ma come poi vediamo? E per il Covid?”

“Non c’è più. Se arriva poi vediamo”.

“E la Dad? La Ddi? Il Pai, il Pia, il Cip e Ciop?”

“Non si fa più, manco ai positivi, che altrimenti qui tutti si svegliano la mattina con un cotton-fioc nel naso e a scuola non viene più nessuno”.

“Ma scusa e l’eredità di competenze tecnologiche? E il bagaglio di esperienze digitali? Le soft skill che abbiamo sviluppato? Tutte quelle parole sull’eredità della pandemia, la resilienza di noi docent…”

“Poi vediamo. Per adesso gesso ardesia e pedalare”.

“Ma come gesso e ardesia? Ma non ci sono le nuovissime lavagne touch screen?”

“Scherzi? Con quel che consumano di elettricità? Guai a te se l’accendi. Toh, ti do i miei gessetti colorati che vanno bene uguale”.

“Belli questi colori pastello. Ah, però senti, mi indichi il collega di matematica? Perché avrei in mente un’Uda interdisciplinare da proporgli che…”

“Non c’è”.

“Ma come non c’è? Ma noi supplenti non siamo tutti in cattedra dal primo settembre?”.

“Tutti tranne quelli che mancano. Ma arriva, eh, arriva”.

“Quando arriva?”

“Poi vediamo”.

“Però l’orario? È già più o meno quello definitivo?”

“A settembre? L’orario? Figliolo, sono tre anni che l’orario definitivo esce a giugno. Poi vediamo. Non sappiamo neanche a che ora entriamo a scuola. Che giorni. Per quante ore. Che se veniamo a scuola, poi consumiamo la luce e tra un po’ anche il riscaldamento”.

“Ma se è due anni che facciamo lezione con le finestre aperte e le termovalvole sul minimo che altrimenti era uno spreco!”

“Quest’anno però possiamo tenere le finestre un po’ più chiuse. Forse. Poi vediamo”.

“Comunque è solo fino alla fine del mese, giusto? Poi ci saranno le elezioni e cambierà tutto, quindi basta aspettare, no?”

“Cambierà cosa?”.

“Eh, beh, non importa chi vinca, tanto hanno promesso tutti aumenti di stipendio e cambiamenti e formazione e orari diversi, e poi rinnovamento dell’edilizia scolastica e impianti di aereazione, open bar, room service, palestra idromassaggio e una batteria di pentole”.

“Poi vediamo”.

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