di Giuseppe Paris

Leggendo le motivazioni della sentenza sulla trattativa Stato-mafia ho pensato di essere appena sbarcato da Marte. In sostanza secondo i giudici ci fu trattativa ma allo stesso tempo non fu una trattativa “istituzionale”. Salvo che l’allora capo dello Stato e il ministro della Giustizia Giovanni Conso abbiano agito immagino “inconsapevolmente” per facilitare questa trattativa, ammorbidendo il 41 Bis.

Nel marzo ’93, da Guardasigilli, Conso non rinnovò il 41 bis a circa 300 mafiosi sottoposti a carcere duro. In seguito, davanti alla Commissione parlamentare antimafia e alla procura di Palermo che lo interrogheranno, dirà che lo ha fatto per indurre Cosa nostra a “smettere” con le stragi, aggiungendo che si è trattato di una sua iniziativa personale non concordata con nessuno. Come dire: io ti faccio un piacere ma tu in cambio devi smetterla con le stragi.

Questo compiacente comportamento nei confronti della cupola mafiosa stona alquanto con la mancata trattativa con le Brigate Rosse (Br) dell’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, per cercare di salvare la vita di Aldo Moro; in fondo le Br chiedevano molto meno dell’alleggerimento del 41 bis. Ho l’impressione che mentre le Br siano state una scheggia impazzita estranea al sistema di potere italiano degli anni 70/80, Cosa Nostra sia stata, e forse purtroppo sia ancora, parte di questo sistema. Basti pensare ai continui e attuali casi di legami di personaggi mafiosi a politici di destra e di sinistra.

Quello che resta è il sacrificio vano di veri uomini, di servitori di questo staterello. Penso con enorme e profondo rispetto alle figure del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie Emanuela Setti Carraro, di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutti gli uomini delle scorte che hanno donato le loro vite in nome della legalità, non sapendo che altri uomini di stato trattavano con coloro che questi Eroi volevano sconfiggere. Povera Italia!

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