Sono a saliti a 51 i suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno in quella che si sta dimostrando una delle annate più tragiche di sempre. Solo nei primi 12 giorni di agosto sono 8 i detenuti che si sono tolti la vita. A problemi di vecchia data come il sovraffollamento, l’anzianità delle strutture e la mancanza di adeguati trattamenti per i detenuti con patologie psichiatriche, si sono aggiunti gli strascichi di pandemia e lockdown e il caldo estremo che hanno reso ancora più difficili le condizioni di permanenza nelle carceri. In media per ogni 100 posti disponibili nelle carceri italiane sono detenute 115 persone ma la situazione varia molto da struttura a struttura, con punte di 200. Ossia in una cella ci sono il doppio delle persone che sarebbe in grado di ospitare. I detenuti sono complessivamente 55mila. Di questi oltre 15mila sono senza una condanna definitiva, 8mila attendono ancora il giudizio di primo grado. Il supporto psicologico per i detenuti è inesistente. Il tasso di suicidio tra i carcerati è 16 volte più alto rispetto alla media della popolazione. Un detenuto ogni 10 ha una diagnosi psichiatrica grave, uno su quattro è tossicodipendente.

A inizio agosto lAssociazione Antigone ha diffuso un report in cui si lanciava l’allarme per la drammaticità della situazione carceraria e l’elevatissimo numero di sucidi. Nei giorni seguenti il quadro è ulteriormente peggiorato. In queste prime fasi di campagna elettorale nessun politico, ad eccezione di Emma Bonino, ha accennato di questo grave problema. Battersi per un miglioramento delle condizioni dei detenuti difficilmente porta voti. Eppure, come ricordava il filosofo illuminista francese Voltaire, “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”. Qualche speranza viene dal Pnrr che stanzia 133 milioni di euro per l’ammodernamento e la costruzione delle strutture di detenzione nei prossimi 4 anni. Non una somma straordinaria ma qualcosa. Un paio di settimane fa si è tolta la vita una detenuta di 27 anni, incarcerata per furto. Nel suo biglietto di addio al compagno ha scritto “Per la prima volta in vita mia so cosa vuol dire amare qualcuno, ma ho paura di tutto, di perderti. E non lo sopporterei. Perdonami”. Ad uccidersi sono soprattutto detenuti giovani, la maggior parte di chi si è tolto la vita quest’anno aveva tra i 20 e i 30 anni.

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