Inizia la nuova Premier League, sempre ricca, sempre affascinante, sempre piena di campioni eppure molto diversa, perché le due squadre-guida, il Manchester City e il Liverpool, hanno deciso di aggiungere un tassello che prima non avevano. Guardiola è stato per anni l’allenatore del “centravanti è lo spazio”, il che indicava come i movimenti di pallone e uomini servissero per aprire spazi da occupare con il maggior numero di calciatori offensivi possibili. Klopp negli ultimi due anni ha panchinato spesso un 9 già di per sé atipico, come Firmino, per far giocare il suo tridente-sprint in cui alternava Mané e Diogo Jota in posizione centrale. In questo mercato invece, Guardiola si è fatto comprare Erling Haaland dal Borussia Dortmund per 95 milioni di sterline, mentre Klopp ha fatto lo stesso con Darwin Nunez dal Benfica per 100 milioni di sterline.

Entrambi quindi sono passati dal “centravanti è lo spazio” ai “centravanti che fanno lo spazio” intorno a sé, perché entrambi sono fisicamente e concettualmente due attaccanti certamente mobili, ma capaci di assorbire il gioco della squadra che ha adesso un centro focale ben definito ed evidente intorno al proprio centravanti. Ma chi farà più comodo a chi? E ancora meglio, chi farà vincere chi? Questa è la domanda che cambierà la Premier League e non può non avere effetti devastanti anche sulla Champions League che le due squadre inglesi puntano a vincere.
Nella prima partita della stagione, il Community Shields proprio tra Manchester City e Liverpool sono venuti fuori dei fatti da analizzare subito.

Darwin Nunez ha incanalato verso i Reds la Supercoppa inglese e ha giocato la sua mezz’ora travolgendo tutto. Sembra essere perfetto per il calcio leggermente modificato del prossimo Klopp. L’uomo del gegenpressing e del tridente a mille all’ora vuole ancora di più e ha preso un centravanti che cerca senza stancarsi mai la verticalità e lo spazio dietro i centrali. Nunez ha sfiancato di scatti in profondità i centrali del Manchester City, finendo per farli sbagliare. Con l’uruguaiano, Klopp può creare un calcio da “seven seconds or less” (termine preso in prestito dall’idea di gioco di Mike D’Antoni creata grazie a Steve Nash ai Phoenix Suns di inizio millennio), in cui la palla è quasi completamente lasciata agli avversari, che vengono aggrediti però senza sosta, attaccandoli così esclusivamente in transizione, anche grazie alla velocità e alla stamina senza fondo del nuovo centravanti. Dopo la partita, infatti, Klopp di Nunez ha solo detto: “Ha sfruttato bene gli spazi”. Proprio quello che vuole da lui.

Guardiola invece di Haaland ha detto: “Non sono preoccupato”, ma un suo ex fido, Aguero, ha aggiunto: “Non è la Germania, in Inghilterra deve vedersela con i van Dijk”. Haaland è stato preso per i gol, quelli che difettavano nel City troppo sciupone. Se guardiamo i numeri, sembra essere un’altra intesa perfetta. Haaland ha segnato 29 reti in 27 partite con il Salisburgo e 86 gol in 89 partite con il Borussia Dortmund. Più finalizzatore di così. Ma c’è dell’altro ed è lì la differenza che potrà fare il norvegese. Il gioco di Guardiola non può essere stravolto da Haaland e per Haaland: è un meccanismo quasi perfetto, oliato e conosciuto, ma se il centravanti deve adattarsi a esso, riuscendo ad associarsi meglio con i compagni, è anche vero che un “mostro marino” come Haaland che fluttua in area di rigore è un’arma non convenzionale, pronta a segnare gol senza soluzione di continuità. Come ogni matrimonio serve adattamento reciproco e conoscenza continuata. Inizia sempre il giorno dopo la festa, quando si scopre quanto e come bisogna cambiare a vicenda per migliorare.

E allora, chi ha fatto l’acquisto più giusto? Non è detto che questo campionato possa rispondere alla domanda, che potrebbe avere come esito il salomonico: “Entrambi”. Nunez può essere utile subito e accelerare processi kloppiani già prefabbricati, Haaland può rendere devastante l’attacco di Guardiola e portarlo alla Champions League. Si potrebbe finire con un danielesilvestriano “bella pe’ tutti”, ma non tanto per gli avversari che dovranno sfidare di sicuro squadre ancora più forti di quello che già erano.

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