Come interpretare l’inaspettata chiamata a Roma del noto architetto milanese Stefano Boeri in quota Partito democratico, invitato dal sindaco Gualtieri ad elaborare le linee guida per la rigenerazione urbana della città con il “Laboratorio Roma050 – il Futuro della Metropoli Mondo”? Perché proprio Boeri, la cui conoscenza della complessità urbanistica romana si è manifestata in questi anni limitatamente all’apprezzamento del vernacolare quartiere Garbatella, senza mai neppure sfiorare altre realtà della Roma moderna del dopoguerra, che pure presentano quelle caratteristiche (“accessibilità e percorribilità di luoghi nati come periferici che con il tempo sono diventati un modello di vivibilità”) come il vicino quartiere Valco San Paolo degli architetti De Renzi; Paniconi; Pediconi; Muratori; o il Trullo degli architetti Nicolosi e Nicolini, solo per citarne un paio.

La risposta è probabilmente politica. Gualtieri si sottrae in questo modo alle pressioni delle varie correnti (di maggioranza, di minoranza, più o meno riformiste) presenti all’interno del Partito democratico: Boeri è uomo di partito, nel 2010 si è presentato alle primarie del Pd come candidato sindaco di Milano; nel 2011 è stato nominato assessore alla Cultura del Comune di Milano e oggi è un architetto di fama internazionale. Deve la sua notorietà al progetto del Bosco Verticale a Milano e attualmente è impegnatissimo nella realizzazione di altrettanti foreste urbane e boschi verticali in giro per il mondo (la Smart Forest City di Cancun, in Messico e l’Easyhome Huanggang Vertical Forest City Complex, nella provincia di Hubei in Cina) ma allo stesso tempo non disdegna promenade verdi (per il lungomare di Cagliari) e piani di rigenerazione urbana (del Comune di Sarzana).

Con l’incarico diretto al solo Boeri il sindaco Gualtieri rischia però di penalizzare e compromettere il confronto e il dialogo con le competenze presenti sul territorio che operano fuori dalle logiche di partito, il “campo largo” del Pd è chiaramente una chimera, una fantasticheria. Il Laboratorio Roma050 proposto da Boeri infatti, presenta una struttura rigidamente piramidale e sembra la replica del deludente laboratorio G124 che il senatore Renzo Piano aveva istituito nel 2014 per l’ormai usurato rammendo delle periferie, che in otto anni ha prodotto 16 piccoli interventi sparsi nella penisola, che in poco o niente hanno contribuito alla rinascita delle periferie.

Come Renzo Piano, Boeri sceglie per il suo laboratorio (che avrà una durata di 18 mesi) solo giovani progettisti under 35 che dovranno dimostrare (loro sì!) di avere esperienze di studi e ricerche su Roma. Del team faranno parte anche due architetti senior (Piano invece li chiama tutor) sempre nominati da Boeri. Il laboratorio, ovviamente coordinato dall’architetto Boeri, sarà affiancato da un comitato garante composto da quattro figure internazionali provenienti da diversi campi scientifici e disciplinari; stessa scelta operata da Piano con il G124. Ricordiamo a Gualtieri che nelle capitali europee, cito Barcellona e Madrid a titolo di esempio, le strategie per la rigenerazione urbana sono ampiamente condivise e le aree di intervento individuate sono oggetto di successivo concorso aperto ai progettisti tutti, senza limitazioni (e incomprensibili limiti di età).

Con queste premesse, la speranza è che Roma possa sbarazzarsi della “visione” a breve termine del territorio: quella dei cinque anni delle amministrative che garantisca la sopravvivenza del partito. È solo nel rapporto profondo con la città che ci può essere una rinascita, “l’imminente riscossa” auspicata da Pasolini.

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