Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e la sua giunta assumeranno 110 collaboratori per un costo totale stimato in poco più di 6,5 milioni di euro l’anno. Sul punto le opposizioni sono determinate a dar battaglia, tanto che il caso oggi è finito al centro di una seduta della commissione capitolina sulla Trasparenza. Secondo il consigliere della Lega, Fabrizio Santori, la nuova amministrazione ha dato seguito ad assunzioni “discutibili” e “soprattutto troppe, andavano contenute”. Tra l’altro, “la stragrande maggioranza proviene dal Pd“, polemizza il consigliere di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo. Tuttavia per i dem “gli assessori hanno fatto scelte individuali in base ai curriculum e al rapporto di fiducia con le persone”, replica la capogruppo Valeria Baglio.

Ex presidenti di municipio, ex consiglieri sia municipali che comunali, ma anche tre indagati in ruoli apicali: in circa 80 giorni di governo l’amministrazione capitolina guidata da Gualtieri ha assunto un’ottantina di collaboratori esterni a supporto dello staff del primo cittadino e degli assessori. Il tutto per un costo di oltre 4 milioni di euro l’anno. Le previsioni, però, sono quelle di arrivare a uno staff composto da 110 persone per un costo annuo totale di poco più di 6,5 milioni di euro. È la famosa squadra dei cento che l’ex ministro aveva promesso per governare la Capitale nel corso della campagna elettorale.

È nelle facoltà del primo cittadino, consentite dalla legge, scegliere la squadra che ritiene più adeguata agli obiettivi da perseguire. Tuttavia la mossa, considerato che tra gli assunti ci sono molti esponenti provenienti dal Partito Democratico, non è piaciuta alle opposizioni di centrodestra che hanno convocato in audizione, nella commissione Trasparenza del Campidoglio, il capo di gabinetto Albino Ruberti, approdato a Palazzo Senatorio dopo una lunga militanza nello stesso ruolo alla corte del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

“Ci risultano 85 assunti nello staff del sindaco Gualtieri e degli assessori per un totale di oltre 4 milioni di euro – ha detto Santori – Il sindaco Ignazio Marino aveva speso 3,8 milioni e il sindaco Gianni Alemanno 2,8 milioni. Per quanto riguarda la giunta Raggi siamo in linea con questa amministrazione, con 6,5 milioni di euro per 97 collaboratori. A Milano, che è vero che è una città più piccola, per questi contratti si spendono 2 milioni, la metà di quello che ha speso Gualtieri finora”. Secondo il capo di gabinetto di Palazzo Senatorio, però, il paragone non regge: “Per la contrattualizzazione a tempo determinato delle persone a supporto del sindaco e degli assessori”, ovvero le figure a chiamata diretta e che a norma di legge vengono inquadrate con un contratto definito articolo 90, “ci siamo attenuti a quanto fatto anche dalla giunta Raggi, dalla giunta Marino e dalla giunta Alemanno. Abbiamo stimato 110 unità per un costo totale di 6 milioni 630mila euro circa” e un confronto sui costi, secondo Ruberti, non si può fare. “Nel corso della consiliatura di Alemanno, ad esempio, molte persone degli staff venivano inquadrate come figure dirigenziali e invece la Corte dei Conti ha poi stabilito che andavano inquadrate come articolo 90 e ci sono state anche sanzioni. Le comparazioni vanno fatte tra cose similari”.

Le nuove assunzioni, tuttavia, in parte hanno riguardato anche la rotazione dei dirigenti che vengono inquadrati con altro tipo di contratto. A seguito dell’approvazione della nuova macrostruttura capitolina “c’era una carenza numerica di dirigenti in servizio che, rispetto alla dotazione organica, vedeva quasi 80 posizioni scoperte“, ha spiegato Ruberti. È per questo che l’amministrazione ha “rimesso a disposizione tutti gli incarichi tenendo conto del principio di rotazione e facendo esprimere a ogni dirigente tre preferenze”, ha aggiunto. Quasi tutti, tranne quattro o cinque i cui profili non erano conformi al ruolo ricercato, sono stati accontentati. Eppure, a conti fatti, a quanto emerso ancora mancavano professionalità specifiche e per questo si sarebbe andati a cercare fuori dalle mura di Palazzo Senatorio. “Ci sono procedure in corso per nove posizioni non coperte da figure interne con contratto articolo 110, otto di queste si concludono il 20 gennaio e una poco dopo perché emersa successivamente”, ha precisato Ruberti. In questa rotazione, tra l’altro, tre indagati sono stati nominati in ruoli apicali.

Così, tra l’infornata di dem e i dubbi sui curriculum degli assunti, l’operazione non ha convinto il centrodestra. “Noi contestiamo il numero spropositato di contratti”, spiega Santori. “Vedendo quello che succede a Milano, i numeri di Roma fanno pensare. Ci chiediamo se davvero tutte le assunzioni riguardino persone con competenze specifiche per il ruolo che andranno a ricoprire”, aggiunge. “La consonanza politica è stata presa un po’ troppo alla lettera dalla consiliatura”, sottolinea invece De Priamo di FdI. “Sono il primo a ritenere che sia idoneo scegliere qualcuno che provenga dalla politica e possa aver maturato un’esperienza da consigliere o presidente di municipio, ma è chiaro che se questi profili sono la stragrande maggioranza un rilievo è opportuno farlo. Comunque al di là della scelta fiduciaria immagino sia stato allegato il curriculum ai contratti, quindi visioneremo se chi è stato assunto ha le competenze per il ruolo che va a ricoprire”. La capogruppo capitolina del Pd, Valeria Baglio, però respinge le accuse: “Non abbiamo fatto nessuna richiesta come Partito Democratico, gli assessori hanno fatto scelte individuali in base ai curriculum e al rapporto di fiducia con le persone. Il gruppo che presiedo non ha fatto alcuna richiesta”.

Tutti i curriculum, come promesso da Ruberti, saranno trasmessi alla commissione e quindi “ci saranno novità nelle prossime settimane”, conclude De Priamo.

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