Abbiamo sempre meno tempo per invertire la rotta sui cambiamenti climatici. Servono politiche efficaci e rapide a sostegno di una complessa conversione dell’attuale insostenibile sistema di produzione e consumi basato sull’uso massiccio dei combustibili fossili e sullo sfruttamento intensivo delle risorse naturali. Per questo è importante anche rafforzare la consapevolezza di decisori politici, cittadini e mondo produttivo sul poco tempo che ci resta per fermare la spirale dei cambiamenti climatici: incendi, siccità e temperature record di queste settimane dovrebbero bastare come campanello d’allarme.

Proprio a questo serve il climate clock dell’Assemblea Legislativa della regione Emilia-Romagna: misurerà il tempo che ci resta a disposizione per contenere l’aumento medio della temperatura mondiale entro 1,5 gradi, il tetto massimo di riscaldamento che non pregiudica la possibilità di vita dell’umanità sul nostro pianeta.

L’idea di installare l’orologio climatico in una sede istituzionale della regione l’ho condivisa un anno fa con la collega Silvia Piccinini, quando abbiamo portato all’attenzione della presidente dell’Assemblea la proposta di aderire alla campagna internazionale avviata a New York con l’inaugurazione, il 19 settembre 2020, del primo climate clock al mondo, ideato dagli artisti Gan Golan e Andrew Boyd, e installato sulla facciata del Metronome di Union Square a Manhattan. A un anno di distanza, dopo averne seguito passo passo la realizzazione in ufficio di Presidenza (del quale faccio parte come vicepresidente dell’Assemblea), ho avuto la soddisfazione di vedere l’orologio climatico pubblicato sulla home page del sito dell’Assemblea. Dopo quelli di New York, Berlino, Glasgow, Roma (sulla facciata del ministero della Transizione ecologica a Roma) e Pesaro, anche l’Emilia-Romagna ha il suo Climate Clock, che, essendo online, è accessibile a tutte le persone interessate.

L’orologio è composto da due cifre che si aggiornano di secondo in secondo: in rosso quella che indica quanto tempo manca, agli attuali livelli di emissioni, per esaurire il “bilancio di carbonio” globale – vale a dire la quantità di anidride carbonica (CO2) che può ancora essere rilasciata nell’atmosfera limitando il riscaldamento globale a 1,5°C sopra i livelli preindustriali, come previsto dagli Accordi di Parigi; in azzurro, si alternano diversi indicatori: la percentuale di energia mondiale fornita al momento da fonti rinnovabili; l’ammontare in dollari del Fondo verde mondiale per il clima; la superficie in chilometri quadrati di terra protetta dalla popolazione indigena. Sono indicatori che devono aiutarci ad accelerare, a tutti i livelli, il cambiamento anche delle nostre abitudini di cittadini e consumatori.

Non posso nascondere di essere particolarmente orgogliosa che l’Emilia-Romagna sia la prima regione a offrire uno strumento comunicativo così efficace per diffondere una maggior consapevolezza sulla necessità di attuare la svolta verde. Le temperature roventi di queste settimane e la grave siccità in atto sono l’ennesima drammatica dimostrazione di quanti danni produca il surriscaldamento del pianeta e del rischio che la crisi climatica possa sfuggire al nostro controllo. A parole sembriamo essere tutti d’accordo sulla necessità di intervenire, ma i buoni propositi spesso naufragano nell’inazione. O addirittura si imboccano strade che vanno nella direzione contraria al Green Deal europeo, la “madre” di tutti i provvedimenti a sostegno della transizione ecologica: basti solo pensare all’inserimento del nucleare e del gas metano tra le fonti sostenibili della tassonomia verde votato un paio di settimane fa dal Parlamento europeo.

L’orologio climatico può contribuire a spingere a favore delle politiche di riduzione delle emissioni climalteranti. Politiche che devono andare di pari passo a quelle di riduzione dei danni e di adattamento agli effetti dei cambiamenti già in atto. Alla giunta regionale ho chiesto di seguire l’esempio dell’Assemblea, caricando l’orologio sul proprio sito ed eventualmente istallandone uno sulla facciata della propria sede. La risposta è stata positiva. Vedremo se seguiranno fatti concreti.

Mi auguro che quanto fatto dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna sia d’esempio per tutte le istituzioni, che dovrebbero sentire il dovere di informare se stesse e l’opinione pubblica su quello che sta avvenendo al pianeta. Ovviamente la scelta di “pubblicare” il climate clock è solo un primo passo. Informare e coinvolgere è importante per creare consenso intorno alle cose da fare, ma non basta: bisogna agire per evitare la catastrofe. Senza ulteriori tentennamenti.

L’anno scorso a Terna sono arrivate richieste per oltre 150 GW di impianti di fonti rinnovabili: ne è stato installato 1 GW, mentre la tabella di marcia della Legge europea sul clima ci dice che dovremmo installarne come minimo 7 GW l’anno per dieci anni. Bisogna correre. Per i rigassificatori di gas metano – un gas ad alta intensità di effetto serra – destinati a Ravenna e Piombino si prevedono appena 120 giorni per esaurire le pratiche autorizzative; ed è esclusa la Valutazione d’impatto ambientale. Non può essere che a restare indietro siano eolico e fotovoltaico, due fonti rinnovabili strategiche per la transizione energetica.

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