“I due mandati sono la nostra luce in questa tenebra, l’interpretazione della politica come un servizio civile“, dice il Garante. “Non è un diktat, non manderemo in soffitta chi ha preso insulti per difendere i nostri ideali”, risponde il Presidente. In un’intervista al Corriere della Sera, Giuseppe Conte ha sfidato il niet arrivato per l’ennesima volta (in video) da Beppe Grillo sull’ipotesi di un superamento della più tormentata regola fondativa del Movimento 5 stelle. Una chiusura resa definitiva, secondo un retroscena dell’AdnKronos subito smentito dall’ex premier, da una telefonata di fuoco in cui l’ex comico ha minacciato persino di abbandondare la sua creatura se la regola sarà messa in discussione. Tra i due, racconta una fonte di primo piano, è in corso da tre giorni uno sfiancante confronto a distanza sul tema. E il Garante è irremovibile, nonostante nella sua visita romana del mese scorso avesse lasciato qualche spiraglio. Il tempo per decidere, in ogni caso, è strettissimo: le liste per le elezioni di settembre vanno depositate entro il 22 agosto e la (difficile) fase di selezione delle candidature dovrà partire a breve. Chi osserva con più attenzione il nuovo duello Conte-Grillo, com’è ovvio, sono i parlamentari in scadenza: divisi, grossomodo, tra i molti rassegnati alla non-ricandidatura, quelli che sperano che la regola salti del tutto (per potersi ripresentare a ipotetiche Parlamentarie) e quelli (pochi) che tifano perché passi la linea del Garante, e il principio della politica come servizio resti l’ultima roccaforte valoriale del Movimento.

Il campione dei puristi è Danilo Toninelli, ex ministro delle Infrastrutture, tra i volti più riconoscibili di questa legislatura. A lui va dato atto almeno della coerenza: con due mandati consecutivi da senatore, se la regola restasse in piedi dovrebbe lasciare per sempre il Parlamento tra poche settimane. Nonostante ciò è sempre stato fermissimo: “Sono convinto che Giuseppe ragionerà e capirà l’importanza vitale di mantenere la regola. E che prenderà la decisione giusta per il bene di tutto il Movimento. Quel principio rappresenta il nostro modo di essere“, dice al fatto.it. “Ci chiamiamo portavoce perché dipendiamo dagli iscritti che ci hanno scelto, non dai dirigenti di partito. Dare a un capo politico il potere di derogare alle regole significherebbe tradire questo concetto: a quel punto gli eletti lavorerebbero per i loro capi e non per i cittadini fuori dal Palazzo”. E l’ipotesi di deroghe “mirate” a tre o quattro big? “Sarebbe un’ipocrisia totale. Vorrebbe dire fare come il Pd, che si dà il limite dei tre mandati e poi non lo rispetta mai. Come diceva Gianroberto (Casaleggio, ndr), derogare a una regola è peggio che violarla“. Sul retroscena di Grillo pronto a lasciare il M5s, infine, l’ex ministro è scettico: “Non penso che lo farebbe, lui è il Movimento. Il M5s senza Beppe Grillo non esiste in natura, è un ossimoro. È un’ipotesi incommentabile che serve solo ad alimentare polemiche”.

Toninelli si dice pronto a mettere la sua esperienza a disposizione anche senza una carica, per trasmettere “competenze tecniche, umane e valoriali” agli eletti nel prossimo Parlamento, “che non dovranno dimenticare la nostra storia”. Ma molti altri parlamentari avvertono sul rischio di rinunciare alle competenze dei colleghi di lungo corso. Come Eugenio Saitta, deputato siciliano al primo mandato e capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera: “Il doppio mandato è un pilastro della comunità del Movimento e la questione va discussa dagli iscritti, non dai parlamentari. Noi siamo tutti in conflitto d’interessi, anche chi come me ha un solo mandato alle spalle”, premette. “Detto questo, può essere legittimo considerare alcuni casi particolari. Io ho lavorato in Commissione con Alfonso Bonafede che è stato un punto di riferimento, ha portato un’esperienza importante che verrà a mancare. È difficile immaginare oggi o domani un Movimento senza di lui. Non significa che debba per forza essere rieletto, ma bisogna ragionare su come sfruttare quelle intelligenze nel caso non ci sia nessuna deroga. In ogni caso parliamo di regole fondamentali, su cui dovrebbe esprimersi la comunità degli iscritti”.

La maggior parte di chi ha già fatto due legislature, invece, spera ardentemente (ma non apertamente) che la regola salti. “Io il terzo mandato lo farei volentieri, se abolissero il limite. Secondo me andrebbe abolito”, dice in anonimo un parlamentare di peso. “In dieci anni ho accumulato un’esperienza che andrebbe totalmente sprecata. Conte ha ragione a insistere, dovrebbe votare la base. Se si arrivasse a un voto, penso che vincerebbe chi è per l’abolizione: a votare contro sarebbero soprattutto quegli attivisti che sperano di candidarsi loro. Ma tanti altri iscritti sceglierebbero di valorizzare le esperienze e di premiare chi li ha rappresentati in questi anni”. Il parlamentare scende nei dettagli: “Mi sono accorto che ormai, grazie alla pratica parlamentare e ai contatti stretti nel tempo, riesco a far approvare emendamenti utili per i cittadini che prima consideravo impossibili da far passare. Uno alle prime armi non ci riuscirebbe”. Le speranze di poter rientrare nelle Aule, però – complice anche il taglio dei parlamentari voluto proprio dal M5s – per tanti come lui sono ridotte quasi a zero. “Vuol sapere come finirà? Faranno una deroga ad hoc per tre persone, Bonafede, Fico e Taverna. E non faranno nemmeno le Parlamentarie (la selezione online dei candidati prevista dallo Statuto, ndr) perché non c’è tempo. Deciderà tutto Conte”.

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