Costruire, costruire, costruire, purché arrivi denaro. Sì, è vero, si consuma un po’ di suolo, però il cantiere aumenterà l’occupazione. Sì, è vero, verrà colato un po’ di cemento, ma cosa vuoi… è pur vero che le casse del Comune beneficiano degli oneri edilizi. Sono, questi, discorsi che udiamo da anni. Discorsi incentrati solo su logiche economiche, che un tempo potevano essere accettati. Ma che oggi sono fuori tempo massimo. Una delle trappole nelle quali cadono più spesso gli amministratori è quella di essere incongruenti con il territorio. Fare scelte “fuori luogo”.

È passato molto tempo dall’epoca in cui ogni attività capace di generare profitto era benvenuta ovunque. Da un paio di decenni si parla di vocazione territoriale. Le scelte di sviluppo devono essere attuate in congruenza con le specificità dei luoghi. Ovvietà, premesse indiscutibili per operare buone politiche territoriali. Ciononostante i casi di scelte altamente incongruenti sono ovunque, soprattutto – dico io – sulle Alpi.

La Valle dei Laghi, per esempio, è un territorio alpino di alto pregio paesaggistico, considerato dai viaggiatori provenienti dal Nord Europa come la porta del Mediterraneo. Questo ambiente da cartolina si trova a metà strada tra le Dolomiti del Brenta e il Garda. Un gioiello naturalistico, anche per la presenza di un laghetto situato nel centro di una straordinaria paleofrana. È come un occhio azzurro calato in un piccolo deserto di sassi calcarei. Si chiama lago di Cavedine. Un luogo dominato dal silenzio di pescatori solitari, da qualche ciclista che sibila lungo la stradina sulla sponda orientale e dagli arrampicatori sulle falesie vicine. Tutto qui.

“Perché non rilanciamo il lago di Cavedine?”, qualcuno si è chiesto. E così, dopo anni di cantiere e nonostante le proteste di Wwf e Italia Nostra, ha aperto un nuovo centro balneare. Certe notti si trasforma in discoteca, la musica rimbomba per chilometri e la stradina viene invasa dalle macchine. “Vedi! Un successone”, qualcuno dirà.

Non ci sono scelte sbagliate in assoluto, ma incongruenti con la “vocazione” dei luoghi. Una spiaggia-disco in più a Rimini, Gabicce o Riva del Garda sarebbe andata benissimo, avrebbe anzi aumentato l’offerta. Ma perché violentare un luogo, uno degli ultimi, che era prezioso proprio perché senza quasi ricettività turistica e perché in mano al silenzio? Questo è uno dei tanti esempi di incongruenze sulle nostre montagne. Ma non siamo più tra gli Ottanta e i Novanta. Qualcuno se ne accorge. E, per fortuna, si alzano le proteste.

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