Il 20 luglio 1937 muore Guglielmo Marconi. In segno di lutto, come tributo alla sua opera, tutte le radio del mondo restano in silenzio per due minuti. Proprio a Marconi si deve nel 1895 l’invenzione della radiocomunicazione (al tempo chiamata telegrafia senza fili), presupposto fondamentale per la successiva nascita della televisione sfruttando la trasmissione delle onde elettromagnetiche via etere.

Al tempo, lo strumento più evoluto per le comunicazioni era il telegrafo elettrico inventato nel 1837 da Samuel Morse i cui segnali in codice passavano attraverso cavi elettrici.

Il telegrafo è uno strumento che aumenta il valore strategico delle comunicazioni. A fine Ottocento le due sponde dell’Atlantico erano collegate da cavi sottomarini, una tecnologia piuttosto costosa aggravata giuridicamente da licenze e diritti di approdo. L’invenzione di Marconi rende obsoleta la tecnologia dei cavi telegrafici poiché l’elemento conduttore diventa l’atmosfera. Il lavoro dello scienziato bolognese accelera i percorsi delle informazioni e permette di trasmettere segnali da qualsiasi punto della terra, aspetto che la tecnologia precedente non consentiva. L’aumento del flusso delle informazioni accentua l’interesse dei governi a proteggere le proprie comunicazioni e a intercettare quelle degli Stati stranieri.

Con l’invenzione di Marconi le comunicazioni entrano nella sfera della geopolitica come elemento chiave nell’egemonia mondiale che ancora, per i primi decenni del Novecento, è detenuta dalla Gran Bretagna, un paese tutt’altro che estraneo alla vicenda professionale di Marconi. Guglielmo è di padre italiano e madre irlandese. Quando sottopone la sua invenzione al ministero delle Poste italiano viene ignorato, ma trova piena attenzione in Inghilterra dove si trasferisce. Qua brevetta la sua invenzione nel 1896 e un’adeguata assistenza legale gli permette di proteggerla. A Londra riesce a trovare anche i giusti interlocutori per sfruttare commercialmente la sua scoperta, a cominciare dal direttore tecnico del British Post Office, ma soprattutto entrando in contatto con il mondo della finanza.

I capitali ottenuti permettono a Marconi di perfezionare la sua invenzione, saldando nella sua persona la figura dello scienziato e dell’imprenditore che ne mette a disposizione la tecnologia. In questo compie un passo ulteriore rispetto a studiosi come Heinrich Hertz e Thomas Edison che avevano già compiuto esperimenti sulla telegrafia senza fili. Una prima dimostrazione della comunicazione senza fili era avvenuta nel 1893 da parte del serbo – statunitense Nicola Tesla, che però in luogo dei segnali Morse impiegati da Marconi impiegava le onde elettromagnetiche continue (cw). Sono indubbie le doti di Marconi nel tessere pubbliche relazioni, unitamente alla sua abilità imprenditoriale. Nel 1897 fonda la Marconi Company che, negli anni che anticipano la Prima guerra mondiale, vende al governo britannico un notevole numero di apparecchi per la radiotelegrafia contribuendo a sopperire al gap nelle strutture tecnologiche che si stava aprendo con la Germania guglielmina.

Marconi fonda una delle sue fortune commerciali in un contratto stipulato nel 1901 con gli assicuratori della Lloyd’s che per alcuni anni gli garantisce il monopolio dei suoi apparecchi nelle strumentazioni delle navi. Le vicende della Marconi Company sono soggette a fortune alterne, a contenziosi con la Germania, all’ostilità statunitense che vede nella Marconi Company uno strumento del governo inglese, a sua volta non sempre lineare verso la società di Guglielmo Marconi. Marconi nel 1909 ottiene il premio Nobel per la Fisica. Un anno prima, nel 1908, era riuscito a rendere regolari le comunicazioni lungo l’oceano Atlantico. La presenza di Marconi nella vita pubblica italiana appare evidente dal 1914 con la nomina a senatore e con la presidenza della Banca italiana di Sconto. In questo periodo Marconi è sostenuto da Francesco Saverio Nitti che rappresenta la sinistra liberale ed è uno dei politici più interessati ai progetti di modernizzazione del nostro Paese.

Marconi è un componente della delegazione italiana alla conferenza di pace di Versailles nel 1919 ed è l’uomo che il governo manda negli Stati Uniti per tentare di ammorbidire le posizioni del presidente statunitense Woodrow Wilson che non permettono all’Italia di ottenere i territori inizialmente promessi da Francia e Gran Bretagna. È ancora Marconi che viene inviato a Fiume per convincere Gabriele D’Annunzio (con il quale stabilisce un rapporto di amicizia) a ritirare i suoi uomini dalla città dalmata.

Marconi aderisce al fascismo, un approdo comune a chi come lui proveniva da una grande famiglia di proprietari terrieri. Protetto dal ministro Costanzo Ciano, ottiene nel 1924 una convenzione governativa per l’impianto di stazioni radio in Italia pur avendo successivamente problematici rapporti con l’Eiar. A più riprese, Mussolini sfrutta il nome di Marconi per dare lustro al regime, ma il regime é anche prodigo di cariche e onorificenze nei suoi confronti, come la designazione nel 1930 a presidente della Reale Accademia d’Italia, la più alta istituzione culturale che sostituiva l’Accademia dei Lincei.

L’idillio con il fascismo si raffredda quando Mussolini nel 1936 stabilisce l’Asse con la Germania nazista. In questa circostanza, Marconi, da sempre filo britannico e ostile all’antisionismo, si rifiuta di compiere visite in Germania, ma non c’è tempo per un’aperta rottura. L’anno dopo Marconi, all’età di 63 anni, quando è ancora nel pieno dei suoi esperimenti sulle onde corte e le microonde, è colpito da una letale crisi cardiaca.

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